Affanno eccessivo by Idraulico1999
Summary: Sono venuta mentre lui cercava d’immagazzinare aria, i miei gemiti hanno finalmente sovrastato i suoi lamenti, così ho pensato che forse aveva rinunciato a ribellarsi, allora mi sono avvicinata alla sua bocca e ho tentato di baciarlo.
Categories: Etero, Sensazioni Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 1 Completed: Yes Word count: 2300 Read: 1634 Published: 04/13/2018 Updated: 04/13/2018
Capitolo 1 by Idraulico1999
“Mi dica, oggi come si sente?”.

“Direi bene”.

“Non mi sembra per tanto convinta”.

“Sa dottore, venendo qua ho trovato traffico e poi quest’andirivieni m’innervosisce in special modo. Piuttosto mi stupisco sempre di quanto una piccola cosa come un ingorgo, possa infine cambiarti l’andamento della giornata”.

Gisella s’accese una sigaretta dopo aver cercato per qualche minuto nelle tasche della giacca.

“Qui dentro non si pu fumare”.

“Dottore, poteva dirmelo prima. Sa quanto costa una sigaretta?”.

“Non fumo, quindi non posso saperlo”.

“Questi sono venti centesimi che butterei nel cesso, se lei ora me la facesse spegnere”.

“Non le sembra che sono venti centesimi buttati nel cesso come dice lei, anche al momento che la sta fumando?”.

“Almeno godo di qualcosa, in quanto un vizio al quale non voglio rinunciare”.

“Non ha altre cose di cui godere?”.

“Direi di no”.

“Un sogno invece, ce l’ha oppure no?”.

Gisella in quell’istante accavall le gambe lentamente, perch quel sordo frusciare del tessuto sembr rimbombare nello studio:

“S, anzi, mi ha ricordato che stanotte ho fatto un sogno”.

“Uno dei suoi soliti sogni?”. La ragazza nel frattempo cerc con gli occhi qualcosa per spegnere la sigaretta.

“Non ha un posacenere qui dentro?”.

“Gliel’ho gi detto poc’anzi che qui non si pu fumare”.

Dopo pochi secondi di tentennamento Gisella gett la sigaretta per terra schiacciandola con il tacco, il dottore segu con gli occhi la scia di fumo dissolversi nell’aria, si stropicci i capelli chiari con le mani come se avesse un lieve prurito, poi pass le dita a modo di pettine di nuovo all’indietro:

“E’ nervoso?” - chiese lei.

“Perch mi fa questa domanda?”.

“Perch quando si tocca i capelli vuol dire che qualcosa la preoccupa”.

“Signorina, lei non dovrebbe fare domande, ma darmi solamente delle adeguate risposte. La prego, mi vuole raccontare il sogno che ha fatto?”.

“Io ero distesa su d’un grosso letto, le lenzuola erano tutte ammassate sotto il mio sedere, io cercavo di toglierle, malgrado ci non ci riuscivo”.

“Chi o che cosa gliel’impediva?”.

“Un uomo”.

“Un uomo?”.

Gisella accese un’altra sigaretta, tuttavia stavolta ebbe l’accortezza di spalancare la finestra, camminando pigramente e passando davanti al dottore senza degnarlo d’uno sguardo:

“Le dispiace continuare?”.

“Insomma, quest’uomo era sopra di me e non mi faceva muovere, poich mi creava un senso di soffocamento, mi capisce dottore?”.

“S, certo. Lei allora che cos’ha fatto?”.

“All’inizio ho cercato d’allontanarlo”.

“Come? In quale maniera?”.

“Io avevo puntato le mani al suo petto provando di spingerlo via da me, per lui era robusto”. Gisella sbuff e una nuvola di fumo si condens innalzandosi nell’aria.

“Lui ovviamente era molto pi forte di me”.

“Quindi, che cosa ha compiuto a quel punto?”.

“Ho creduto che non sarebbe servito a niente ribellarsi e cos l’ho lasciato fare”.

“Che cosa gli ha lasciato fare esattamente?”.

“Beh, dottore, quando un uomo e una donna sono nudi e vicini, viene talmente normale che poi si spingano oltre” - enunci la ragazza abbozzando un sorriso allusivo e malizioso:

“Lei per non m’aveva detto d’essere nuda” - rispose il dottore in modo posato e riflessivo.

Gisella s’alz lentamente avvicinandosi verso la finestra aperta, con due dita gett la sigaretta oltre il davanzale guardandola finire gi di sotto sul marciapiede:

“Devo averlo dimenticato” - ribad con una scrollata di spalle.

“Avete fatto del sesso orale?”. Lei volt la testa per guardarlo:

“Perch me lo chiede?”.

“Vede signorina, nella psicologia il sesso orale ha determinati e precisi significati. Quindi mi dica, lei glielo ha fatto, o viceversa?”.

“Dottore, vede, io considero il sesso orale come qualcosa da offrire non da ricevere. La passivit che denota riceverlo per me simile alla morte”.

“Va bene, continui pure”.

“Quest’uomo mi di sopra e la faccenda all’inizio m’infastidisce, sento il suo respiro sul collo, non un respiro leggero poich uno di quelli affannati e pesanti”.

“E che cosa ha fatto per evitarlo?”.

“Niente”.

“Proprio niente?”.

“No, realmente nulla. Quest’uomo credo che abbia ben compreso intuendo il mio modo di stare ferma come una sorta d’assenso, di tacita approvazione, non so il perch”.

“Perch?”.

“Perch ha iniziato insolitamente a leccarmi la faccia”.

“Che cosa sentiva mentre lo faceva?”.

“Aveva la lingua come quella dei gatti”.

“Come quella dei gatti, si spieghi meglio?”.

“S, assai ruvida”.

“Questa cosa le piaceva o la disturbava?”.

“A parte il contatto iniziale devo affermare che mi piaceva”.

“E lei, che cos’ha fatto di rimando?” - chiese ancora il dottore.

Gisella inizi ad arrotolare una ciocca di capelli attorno al dito.

“E’ Monet quello l?”.

“Che cosa?”.

“Il quadro appeso alle sue spalle. E’ una riproduzione di Monet?”.

“S, per non vedo che cosa c’entri. Continui con il sogno”.

“Posso togliere la giacca dottore?”.

Lei aveva un modo insolito e per di pi strambo nel pronunciare la parola dottore, perch lo faceva mettendo la lingua tra i denti quando pronunciava la “d” e la “t”. Pieg la testa da un lato mentre aspettava una risposta:

“S, certo” - rispose lui dopo qualche secondo.

Gisella si tolse la giacca piegandola sullo schienale della sedia accavall di nuovo le gambe, il dottore si schiar la voce e allent un poco il nodo della cravatta:

“Si sente bene dottore?”.

“Certo. Vuole andare avanti nel racconto?”.

“S, senz’altro, dov’ero arrivata?”.

“Al gatto, alla lingua ruvida del gatto”.

“Ah gi, infatti quest’uomo inizia a leccarmi tutta la faccia con la lingua piena, poi gli occhi, il naso e le guance. Passava la lingua su tutto il mio viso e iniziavo a sentire che insomma che l di sotto qualcosa si riscaldava”.

“Che cosa?”.

Gisella tir gi la gonna afferrandola con entrambe le mani sistemandosi meglio sulla poltrona.

“S, insomma, lo sentivo eccitato”.

“E dopo che cos’ successo?”.

“Istintivamente mi venuta voglia di accarezzarlo, per non ci sono riuscita”.

“Perch?”.

“Lui m’ha prontamente afferrato ribadendomi che gli piacevo facendomi finire con le ginocchia piantate sul materasso attorno alle sue gambe”.

“Quindi la situazione si rovesciata”.

“Esatto, mi sono ritrovata sopra di lui”.

“E come si sentita?”. Gisella guard il dottore con aria prudente e riflessiva:

“Lei non sa dottore quanto mi piaccia essere al comando”.

“S, certo, me lo ha riferito molte volte”. L’uomo tir ancora il nodo della cravatta che s’afflosci alla base del collo.

“Dottore non se la prenda”.

“Come dice?”.

“Voglio dire non deve considerarlo un fallimento se con le terapie non cambiato niente”.

La ragazza passava distratta la punta delle dita sul bordo della poltrona sulla quale era seduta:

“Ho avuto di nuovo il solito e terribile appetito”.

“Vuol dire che ci risiamo di nuovo”.

“Gi, eccome” - rispose lei con il labbro inferiore leggermente imbronciato.

“Ho allungato le mani verso il suo collo”.

Il dottore toss con gli occhi bassi verso il pavimento.

“Ma s, il sogno, ho allungato le mani verso il collo dell’uomo e ho iniziato a stringere, lui mi guardava impensierito, ma all’inizio ha cercato di non farsi vedere quanto fosse agitato”.

“E poi?”.

“Dopo man mano che stringevo i suoi occhi hanno iniziato ad aprirsi, sempre di pi. Ora che ci penso mi sembravano enormi mentre lo guardavo. Ha anche provato a ribellarsi, soltanto che in quel momento ero molto pi forte di lui. Continuavo a muovermi su quell’uomo a un ritmo incessante, la pelle del viso mi tirava per via della saliva che iniziava a seccarsi. Era fastidioso, ma andavo avanti, mi sentivo felice”.

“In seguito che cos’ successo, se lo ricorda?”.

“Ho sentito un calore immenso nel basso ventre, lui stava per sborrare o forse era gi successo, ed per quel motivo che l’ho fatto”.

“Fatto cosa? Che cosa intende?”.

Ho stretto di pi dottore, finch le braccia me lo hanno permesso, ho visto il suo viso diventare paonazzo, lui si dimenava agitando le braccia e spalancando la bocca in cerca d’aria, poi progressivamente ha iniziato a perdere colore diventando grigio come una statua di cera”.

Gisella rimase in silenzio per qualche secondo, s’avvicin alla parete guardando il quadro da molto vicino passando i polpastrelli sui colori spessi della tela:

“Sono santi questi qua?” - chiese indicando i personaggi imprigionati nel tessuto:

“Non saprei, forse s” - rispose lui.

“Da che cosa lo rileva?” - continu a domandare Gisella con gli occhi fissi sullo stesso punto:

“Direi che mi ricorda l’ultima cena per via della disposizione delle figure”. Il dottore guard l’orologio appeso alla parete.

“Vuole continuare il suo racconto?”. Gisella sembr non ascoltarlo.

“Ho sempre sognato di conquistare e di raggiungere nella mia vita la loro stessa facolt di donarsi, pur essendo consapevole che molti di questi personaggi cadono nel male pi facilmente di quanto realizzino il bene”.

Il dottore non rispose, guard la ragazza finch lei non ritorn a sedersi:

“Non d’accordo con me?” - aggiunse lei.

“Continui il sogno” - la incoraggi lui.

“Adesso non ricordo molto, mi sembra d’aver sentito mentre lo soffocavo un rantolo fuoriuscire dalla sua gola, un lamento debole e continuo, come un pianto di bambino”. Si ferm e guard l’uomo in modo posato e serioso:

“Quell’uomo stava per morire”.

“E’ una cosa atroce e orrenda” - annunci il dottore impensierito.

“Lei che cosa ha fatto subito dopo?”.

Gisella cominci a passare le dita tra i petali d’un girasole infilato in un vaso vicino alla sua poltrona divulgandogli:

“Io ho iniziato a scoparlo come si deve, perch credo che quell’uomo abbia avuto un buon orgasmo”.

Il dottore rimase in silenzio come se stesse cercando le parole giuste.

“Lo sa, dottore, che se togliamo ossigeno al cervello poco prima di raggiungere l’orgasmo, questo sar ancora pi devastante e meraviglioso del solito?”.

“Queste cose non le so”. Il dottore bevve un sorso d’acqua dal bicchiere sul tavolo:

“No, non lo sapevo”.

“Le dir, poich lui aveva avuto il suo, beh, a quel punto spettava a me. Lui boccheggiava sotto di me, le mie dita pressavano la carne e le mie unghie avevano lasciato segni profondi sulla sua pelle”. Un mezzo sorriso le illumin il volto.

“Sono venuta mentre lui cercava d’immagazzinare aria, i miei gemiti hanno finalmente sovrastato i suoi lamenti, cos ho pensato che forse aveva rinunciato a ribellarsi, allora mi sono avvicinata alla sua bocca e ho tentato di baciarlo”.

“Molto poetico e romantico, il cosiddetto bacio della morte”.

“Non si lasci andare a facili ironie dottore”.

Gisella inizi a picchiettare nervosamente le unghie sul bordo del tavolino.

“Quel bastardo m’ha perfino morso”.

“L’ha morsicata? E dove?”.

Gisella s’alz avvicinandosi a lui piegando il busto in avanti:

“Qui, vede, proprio qui” - disse, mentre sporgeva il labbro inferiore verso di lui.

L’uomo rimase immobile, adagiato nella sua poltrona fissando le labbra della ragazza a pochi centimetri dal suo viso passandosi nuovamente le mani nei capelli, incollando rigidamente il busto allo schienale:

“Ha un taglio. Come se lo procurato?”.

“Gliel’ho detto, mentre soffocava quello sciocco ha usato le poche energie rimaste per mordermi. Quindici minuti dopo ero seduta in bagno su d’una confezione di carta igienica per leccarmi le ferite sul labbro” - sospirando.

“Era l’unico uomo che mi faceva del male baciandomi” - disse in maniera seria.

“S, quello per era un sogno, la ferita invece?”.

“Dottore, ma lei insiste”. Gisella si sporse ancora di pi verso di lui sovrastandolo dall’alto dei suoi tacchi.

“Se io afferrassi la sua bocca e con decisione le mordessi il labbro, lei inizierebbe a sanguinare”. L’uomo si schiar leggermente la voce:

“Le giuro che sarei in grado di farle passare la mezz’ora pi assurda e pi incredibile di tutta la sua vita”. Il dottore non disse una parola. Gisella s’avvicin cos tanto che lui ne colse il respiro sul viso.

“Domani la situazione potrebbe risultarle cos improbabile e il ricordo cos sfuocato, che non avrebbe problemi a convincersi che ha solamente sognato” - ritornando a sedersi.

“Sempre, se ancora vivo” - sorrise.

L’uomo si alz andando verso la finestra e guardando di sotto, la sigaretta era ancora accesa e fumava debolmente.

“Signorina, tutto questo non certo un buon segno” - schiarendosi la voce, sfilandosi al contempo gli occhiali che inizi a strofinare con un lembo della cravatta:

“Forse dovremmo vederci pi spesso” - aggiunse.

“Caspita”.

“M’ha appena detto d’aver ucciso un uomo”.

“Non mi sembra d’averle detto niente del genere dottore. Una persona della sua cultura non dovrebbe trarre conclusioni affrettate”.

“Lo ha soffocato, non cos? Lo ha soffocato mentre eravate a letto insieme”.

Gisella alz le spalle, mentre si stringeva attorno al dito una ciocca di capelli:

“Non si preoccupi dottore” - disse addolcendo e smussando la frase con un sorriso.

“E’ stato solo un brutto e sgradevole sogno, lui era ancora vivo ed esuberante quando mi sono svegliata, pronto a saltarmi addosso naturalmente”.

{Idraulico anno 1999}
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