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L'INCIDENTE

Dominazione >>> L'INCIDENTE by BadFantasy | |


Tutti i miei racconti si basano su persone vere e fatti reali, per quanto romanzati e, a volte ingigantiti. Ogni nome è cambiato e le location sono di pura fantasia

Mi sveglio in un letto che non è il mio. Attendo a lungo prima di aprire gli occhi, cercando di ricostruire gli ultimi avvenimenti. Non è facile, tutto è distorto come attraverso un vetro bagnato. La serata col mio capo, la solita cena meravigliosa…dove? Da lei, ma quale casa? Non a Caorle, e nemmeno a Falcade…Noale? Boh! Correzzola? Boh! Forse era proprio l’ultima che aveva acquistato, in Friuli a…niente, troppo confusi i ricordi e troppo dolore in tutto il corpo.
Ma poi? Poi le prese in giro, il sesso, i suoi pudori e le sue voglie inconfessate più che inconfessabili…io che mi rivesto, lei che mi costringe a stringere bene la cravatta nonostante io sia sfinito, poi l’auto, il cancello in ferro battuto che si apre… esco, svolto a destra…un momento di vuoto e poi mi ricordo benissimo lo schianto, l’auto che arriva da dietro e mi travolge…il botto assordante, il bianco degli airbag e poi…poi basta.
Posso aprire gli occhi, vediamo se riconosco l’ospedale.
La stanza è enorme, il soffitto è di un dolcissimo color champagne con un grandissimo lampadario in vetro soffiato. La luce, tantissima, viene da una porta finestra alla mia sinistra. Fa caldo, anche se è appena Marzo e ho solo un lenzuolo addosso.
A destra, seduta su una sedia che costerà come un mio stipendio, il mio capo.
Impeccabile come al solito, un maglioncino bianco col collo alto spunta sotto un severissimo completo gonna e giacca del blu che io più odio. I bottoni dorati e spartani la fanno sembrare un ammiraglio in pensione più che la donna affascinante che lei è, e persino il collier di oro giallo e le scarpe nere col tacco alto hanno un taglio antiquato.
“Ciao.”
“Buongiorno, Mia Dea.”
“Ti sei svegliato finalmente.”
“Quanto ho dormito?”
“Ad ora, 125 ore. Ma sei stato sedato per non sentire il dolore.”
“Cos’è successo?”
“Sei stato travolto al semaforo. Avevi lesioni in tutto il corpo, fratture varie e un trauma toracico.”
“Come mai sono qui e non all’ospedale?”
“Perché sono cattiva…anzi, cattivissima…”
Lo dice sorridendo e io stento a crederle, ma conosco fin troppo bene le sue tendenze sadiche per non preoccuparmi almeno un po’.
“Non capisco, Mia Dea. Avete la bontà di spiegarmi meglio?”
Si alza e comincia a passeggiare per la stanza, facendo risuonare i tacchi nel vuoto pulito dell’enorme camera da letto.
“Hai fatto un incidente d’auto. I miei avvocati sta già seguendo la tua pratica, io, spacciandomi per tua sorella, ti ho fatto portare qui. Non hai mai perso conoscenza e hai ricevuto le migliori cure mediche di tutta l’Europa, che ovviamente saranno tutte a mie spese. Un chirurgo plastico amico mio ti ha ricucito tre tagli su fronte e viso, 46 punti di sutura in totale, ma ha giurato che non ci sarà la minima cicatrice e puoi crederci. Ti è stata asportata parte della milza e hai quattro costole rotte. L’ulna e il radio destri sono fratturati in due punti, e ti è stata ricomposta una slogatura della caviglia. Un chirurgo ortopedico, a cui ho pagato un viaggio urgente dalla Germania, ti ha ricostruito un ginocchio spappolato: hai più titanio e ceramica che cartilagine, ma tornerai a camminare e forse anche a correre. Hai una tibia rotta e 12 viti in un femore che si era fessurato nel senso della lunghezza.”
“Mia Dea…io vi ringrazio…questa non mi sembra affatto cattiveria”
“A quella arrivo ora, ma questo non è l’abbigliamento adatto.”
Lei esce e mi lascia solo a riflettere sulla mia sorte. Sono stato fortunato a sopravvivere o sfortunato ad avere l’incidente? Alla fortuna nella sfortuna non crederò mai, per cui mi arrovello senza una risposta soddisfacente.
La mia Dea torna dopo più di mezz’ora, letteralmente trasformata. Arriva ondeggiando su stivali a mezza coscia con tacchi altissimi, sicuramente più alti di 12 cm. Non porta mutandine e il suo sesso curato è lì che mi guarda. Porta guanti di pelle nera che le arrivano oltre i gomiti e un bustino da sexy shop che le strizza la vita e le solleva il seno senza coprirlo. Fisso i suoi seni adagiati morbidamente sul bustino, sembrano persino arroganti nella loro posa rilassata e sensuale.
Il collo è cinto da una fascia di velluto che sorregge un diamante incastonato in una montatura di oro bianco.
“Siete bellissima, Mia Dea.”
“Luca…usa le parole giuste, per favore”
“Chiedo scusa. Siete spaventosamente sexy, Mia Dea”
“Già meglio…mi desideri?”
“Si, Mia Dea. Sapete che non desidero altro che Voi”
“Si ma…posso fare di più? Posso farmi desiderare ancora di più? Non so, qualche accessorio che stuzzichi la tua libido, un rossetto diverso, gli occhi magari, o non so…non mi basta essere desiderata, voglio essere irresistibile.”
“Mia Dea…se proprio devo…ricordate com’eravate truccata a S. Valentino?”
“No…ma tu si, vero?”
“Non ricordo gli occhi, ma le labbra erano un capolavoro: rosa, e sfumavano verso l’esterno fino al bordeaux.”
“Ho capito, ho capito. Dammi 10 minuti.”
Lei esce e dopo 10 minuti, precisa come la morte, torna. Ora è perfetta, un esplosione di sensualità che ondeggia attraverso la camera come un’apparizione, come una divinità senza peso pronta ad inondarmi di piacere. Gli orecchini, fili di oro bianco che le sfiorano le spalle nude, frustano l’aria ogni volta che i suoi tacchi risuonano sul pavimento.
Si siede sul letto.
“Come mi trovi, ora?”
“Ancor più eccitante, se possibile.”
“Bene. Ora capirai la mia cattiveria”
Toglie il lenzuolo e mi lascia nudo davanti a lei e davanti a me, che per la prima volta vedo il mio corpo coperto di lividi e tagli.
“Non vedo ingessature, Mia Dea…”
“Tutti tutori interni. Più dolorosi, ma garantiscono tempi di recupero migliori e sono meno ingombranti. Tornando a noi, sappi che da ora fino alla tua guarigione mi darai piacere a seconda dei miei capricci, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Trarrò piacere dal tuo corpo martoriato, farò in modo che solo vedermi ti provochi un’erezione ma prenderò da te ciò che voglio indipendentemente dal tuo dolore. Godrò del tuo fallo eretto come delle tue ossa spezzate – mentre parlava mi carezzava sadicamente, premendo di più in corrispondenza delle fratture – dei tuoi lividi come dei tuoi sospiri. Mi nutrirò tanto del tuo piacere quanto del tuo dolore…”
“Nessun problema, mia Dea…potete cominciare anche subito.”
Lei fece un sorriso che sembrò sgorgarle dalle labbra a piccole gocce, e montò a cavalcioni su di me. Si masturbò brevemente e infilò il mio sesso nel suo, poi si chinò su di me e cominciò a leccarmi i capezzoli.
“Sei pronto?”
Accennai di si colla testa e un attimo dopo il mio corpo esplose, quando la mia dea si alzò di colpo e cominciò a muoversi sopra di me.
Si alzava fin quasi a sfilarsi dal mio membro, esitava un istante e poi si lasciava cadere pesantemente su di me.
“Adoro farmi impalare…”
I miei capezzoli erano stretti fra le sue dita, e li strattonava al ritmo del suo piacere, mentre ogni mio livido, ogni mio nervo, ogni mio muscolo soffriva il suo pube che mi colpiva come il maglio di un fabbro.
Il dolore mi rendeva addirittura difficile mantenere l’erezione, e dopo un po’ cominciai a chiederle di fermarsi. Mi limitai a chiederlo, ero troppo debole per oppormi.
“Vuoi davvero che mi fermi? Allora implorami…”
“Mia Dea…abbiate pietà…vi supplico, vi imploro, mi state uccidendo!”
“Dillo più forte…”
“Vi supplico Mia Dea…siete la creatura più sexy dell’universo ma mi fate male…io non credo di poter resistere…”
Le mie parole la eccitarono a dismisura, mi strinse ancora di più i capezzoli e li tirò verso di sé, quasi sollevandomi. Io cominciai ad urlare: “Per amor Vostro, Mia Dea, basta, non resisto più, pietà…”
Si fermò subito dopo essere venuta sopra di me, poi scese da me come si scende da un animale da soma e ghignò: “Mi hai fatto godere davvero tanto con le tue suppliche…tornerò presto.”
Se ne andò sculettando civettuolamente, e subito dopo arrivò un’infermeria bellissima e zelante che mi lavò con cura le parti intime.

Due ore dopo la Mia Dea tornò.
Tacchi altissimi, gonna nera attillata e una camicia, sbottonata fino all’ombelico, di un tessuto bianco e lucido che giocava con la luce soffusa della stanza.
Non era truccata, ma il caschetto biondo di capelli era lisciato con cura.
Mi guardò a lungo con un sorriso dolcissimo, poi tirò fuori da una borsa di pelle molto grande un rossetto viola scuro che si passò sulle labbra ripetutamente prima di stamparmi l’orma della sua bocca su tutto il corpo.
“Come sei sexy coperto dei miei baci…masturbati.”
Cominciò a passarsi le dita curate sul pube, prima attraverso la gonna e poi , dopo aver messo un piede sul letto, direttamente tra le labbra. Trovai la forza di prendermi il pene in mano quando i suoi umori cominciarono a gocciolarmi addosso ma non ce la facevo a masturbarmi per bene, per quanto lo desiderassi.
“Forza, su” mi incitò la mia dea, poi prese la mano con cui mi stavo masturbando nella sua e mi aiutò, dapprima con dolcezza, poi sempre più velocemente, fino, com’era ovvio, a farmi male.
Opposi una minima resistenza e lei si arrestò subito, mi baciò e per la seconda volta in 2 ore si rimise a cavalcioni su di me per fare l’amore.
Come poco prima cominciò a martellarmi e io non persi nemmeno un attimo prima di cominciare a supplicarla, ma lei mi zittì con una mano direttamente sulla bocca.
“Fa male?” mi chiese con voce innocente.
Feci di sì colla testa, la bocca ancora tappata dalla sua mano.
“Davvero tanto? Bene, lo sai che mi piace…ti giuro, io non vorrei causarti tanto dolore, ma lo senti come godo? Riesci a sentire tutto il mio miele che cola giù tra le tue gambe? E’ merito tuo, sai? E’ merito delle tue costole rotte, di come strizzi gli occhi, è merito dei suoni che fai dietro la mia mano…è colpa mia se mi fai godere così tanto? E allora, perché non vorresti darmi ciò che mi merito…perché me lo merito vero, il piacere che mi dai…”
Mi tolse la mano dalla bocca e le risposi di si
“Vedi? Non vorrai mica non soddisfarmi per qualche osso rotto, vero?”
“No Mia Dea…”
Mi prese un capezzolo tra le dita e lo torse selvaggiamente: io cominciavo a non respirare più dal dolore.
“Quanto sei bello…” e senza nessun preavviso scese dal mio corpo, su cui numerosi lividi stavano assumendo un colore rossastro.
Si spogliò e frugò nella borsa estraendone una cintura fallica con due protuberanze, uno per lei e uno…per me, non potevano esserci dubbi. A me sembrò enorme, ma non era poi molto più grande del mio membro.
Si girò verso di me: “Indovina cosa succede, ora…”
Io ero steso sul letto incapace di pensare: ero terrorizzato da quanto stava per succedermi, ma ancor di più ero eccitato dalla visione che avevo davanti: la Mia Dea nuda, eccetto le scarpe col tacco altissimo e un fallo più grande del mio che le spuntava da in mezzo alle cosce.
Mi resi conto che volevo essere preso da quella donna, volevo che mi riducesse ad uno straccio implorante, che mi dilaniasse senza pietà e che soddisfatte le sue voglie mi lasciasse per terra come un rifiuto.
E’ difficile, se non impossibile, spiegare cosa succeda nella mente di un maschio che provochi simili stati d’eccitazione, ma nel momento in cui la vidi in piedi accanto a me con quell’oggetto addosso, capii che potevo essere suo come non lo ero mai stato, capii che la mia devozione nei suoi confronti poteva raggiungere nuove vette.
Mi inginocchiai di fronte a lei, barcollando sulla caviglia slogata, mi abbassai e le baciai le scarpe. Salii piano lungo le sue cosce lisce, fino ad arrivare al suo fallo finto che ingoiai senza troppi complimenti.
La mia bocca occupata mi fece eccitare ancor di più, mi sentii un territorio occupato, e desiderai, chiaramente e con forza, che quella sua asta non fosse finta. Lei mi appoggiò una mano sulla testa e cominciò ad accompagnare i miei movimenti, senza forzarli, e dopo qualche minuto in cui mi ero perso nelle mie fantasie di splendide padrone con grossi cazzi che mi esploravano ovunque, lei mi sfilò dalla bocca il fallo e io, senza dire una parola, mi misi carponi.
Lei si inginocchiò dietro di me e sentii l’asta di plastica rigida puntarsi contro il mio orifizio. Il tempo si fermò, sospeso tra la tensione che mi irrigidiva i muscoli, il dolore che quella posizione mi procurava e la voglia di essere violato come non lo ero mai stato, poi una spinta e le lancette ricominciarono a muoversi.
La penetrazione fu improvvisa, istantanea e dolorosissima, presto ebbi l’impressione di avere tutto il ventre in fiamme e mentre il dolore delle fratture e dei traumi cominciava a rinfocolarsi strappandomi urla da film horror. Ebbi la netta impressione che la punta di quel fallo bussasse direttamente alla bocca del mio stomaco.
La Mia Dea, in preda all’estasi più alta, mi conficcò le unghie tra le costole, facendomi sanguinare.
“Godi?”
“Si, Mia Dea…mi state facendo godere come non mai.”
I colpi della Mia Dea si susseguivano regolari e violenti, mentre le mie costole spezzate strette tra le mani della Mia Dea gemevano e scricchiolavano come le assi di una nave in mezzo alla tempesta.
I suoi gemiti si nascosero tra le mie urla, ricordo che mi sarebbe piaciuto essere insultato nel peggiore dei modi ma la Mia Dea non mi dedicò quell’attenzione, e comunque già così mi sentivo una luridissima prostituta, con le viscere scosse da un fallo artificiale e la prostata punzecchiata senza tregua.
Un orgasmo, prolungato e bruciante, si fece strada dalle mie viscere al mio cervello, dominando completamente ogni mio movimento e ogni mio pensiero. Rimasi stupito dalla forza di quella sensazione, che mi pervadeva nonostante l’assenza perfino di un’erezione, ma me la godei così come venne, stringendo i glutei attorno a quel grosso membro di plastica nell’illusione di non lasciarlo uscire mai più.
Non so dire quanto durò. Poteva essere stato un minuto o un secolo, quando la Mia Dea fu appagata io ero disfatto, e spossato mi accasciai al pavimento.
Fu solo dopo che la Mia Dea se ne fu andata che provai, dolorosamente, a reissarmi sul letto.
Non so quanto rimasi steso a pancia sotto, ipnotizzato dal dolore che il rapporto anale mi aveva lasciato quale strascico fastidioso e ricordo dolcissimo, ma vidi scendere la sera prima di scivolare nel sonno.
Nei giorni a seguire la Mia Dea si rifece viva con meno frequenza e i nostri amplessi furono sempre meno furiosi, per cui potei guarire tranquillamente.
Quando la convalescenza finì, la Mia Dea venne a congedarmi.
“E’ stato eccitante” disse.
“Non solo, Mia Dea. Certe esperienze mi hanno legato a Voi ancor più di prima, ammesso che fosse possibile. Permettete una domanda?”
Accennò di si col capo come se mi stesse concedendo un grosso privilegio.
“Quando ho fatto l’incidente avete improvvisato o avete colto l’occasione per mettere in pratica un progetto già pensato?”
Abbassò lo sguardo.
“Siete arrivata ad augurarmelo?”
Non sollevò lo sguardo, ma quando le presi il mento per alzarglielo aveva gli occhi gonfi di lacrime.
Io le sorrisi e cominciai a baciarle le labbra mentre mi spogliavo, e una volta nudo mi allontanai un passo da lei per guardarla meglio.
Lei ricambiò il mio sguardo intenso, poi mi girai di scatto e presi a correre, saltando attraverso la finestra chiusa.
Il vecchio serramento esplose in migliaia di frammenti di legno e vetro, ferendomi come migliaia di piccolissimi piranhas e lasciandomi volare in giardino, 4 o 5 metri più sotto.
L’impatto coll’erba ben curata non fu soffice, ma mi forzai di resistere al dolore e non perdere conoscenza. Dopo forse un minuto la Mia Dea e un paio di donne della servitù erano al mio fianco.
La Mia Dea sorrise, beata, poi tirò fuori il cellulare e mi disse: “Chiamo il medico”.
Io le elargii un larghissimo sorriso e le risposi: “C’è tempo…”

Apprezzati commenti…specie quelli deliranti ed entusiastici! ;-)

 


 



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