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Una volta soltanto.
L’hai detto tu, un milione di volte, forse perché sai nel tuo profondo che quello che facciamo è sbagliatissimo e, se sei sicura che succederà una volta sola, dici a te stessa che dopo sarà più facile farci i conti.
Hai un fidanzato, stai per sposarti, progetti una vita, cerchi una casa eppure non riesci a non desiderare di stare tra le mie braccia, anche se solo per una volta.
Io ho accettato la condizione, che ponevi come imprescindibile, forse perché so che quello che facciamo è sbagliatissimo e, se sono sicuro che succederà una volta sola, dico a me stesso che riuscirò a non desiderarti tutti i giorni per il resto della mia vita.
Sono sposato, ho un bimbo piccolo, amo mia moglie e le sono sempre stato fedele eppure non riesco a non desiderare di… scoparti. Anche se solo per una volta.
Galeotto fu il Texas hold'em di Facebook.
Ero entrato in quel gioco di Poker On Line e m'ero trovato ad un tavolo dove tu respingevi educatamente le avances di almeno tre giocatori presenti in quel momento, con brevi e cortesi frasi di circostanza, nella chat allegata al gioco.
Capivo perché quei ragazzi ci provassero così spudoratamente, l’immagine del tuo profilo era quella di una bellissima biondina tutto pepe, dal sorriso ammaliatore, immortalata nell’atto di legarsi i capelli e perciò con le braccia in alto a sottolineare la pienezza di uno splendido seno celato sotto la t-shirt attillata.
Abbiamo giocato un po’ e la sorte mi aveva servito un paio di mani ottime che io avevo onorato con dei repentini All-in.
Al terzo giro doveva essere entrato un buon punto anche a te perché il tuo rilancio secco denotava una certa sicurezza, che io non ho minimamente scalfito col mio terzo super rilancio consecutivo.
“Questo bluffa sempre” Avevi scritto nella chat, sostenuta dai tuoi tifosi.
E quando, a carte scoperte, avevi visto la mia coppia di K portarsi via il piatto a scapito dei tuoi due 10 avevi glissato sull’argomento. Ma io, che non mi tengo certo le cose dentro, avevo attaccato a prenderti in giro con cavalleresca moderazione.
Quando avevi deciso di uscire, prima di farlo mi avevi aggiunto ai tuoi “Buddyes” e cioè gli amici del Poker, dicendomi che dovevi assolutamente riprenderti i tuoi soldi.
Avevamo giocato assieme un po di volte da allora, chiacchierando in quella piccola finestra di chat sempre più intensamente.
Poi l’amicizia generica e un paio di settimane a scherzare l’uno delle cose postate dall’altro con la mia crescente inquietudine di tenerti tra gli “amici” per via di come avrebbe reagito mia moglie se ti avesse vista tra i miei contatti e l’assurda incapacità da parte mia di eliminarti da quella lista.
Poi m’era arrivato quel tuo messaggio privato, in cui ti scusavi e ti dicevi addolorata di dovermi cancellare dagli “amici” perché il tuo fidanzato sarebbe stato geloso di scoprirti così “presa” da un altro uomo.
Quella parola buttata lì, senza apparente malizia, “presa” da quel momento aveva continuato a martellarmi il cervello.
E, a chiusura del messaggio, un indirizzo E-Mail: Bleurose-Chiocciola-xxx.it “Questo è il mio account privato di messanger, se ti va di fare 4 chiacchiere in libertà.”
Quattro chiacchiere, che si erano presto trasformate in un fiume di parole, di pensieri, condivisi in momenti rubati alle nostre rispettive vite. Quattro chiacchiere, sempre più personali, audaci, sempre più intense, sempre più bollenti.
-Non avevo mai fatto sesso virtuale prima e mai avrei immaginato di farlo toccandomi davvero di fronte ad una finestra di chat di solo testo.- Ti avevo detto.
-Nemmeno io- Avevi risposto -E’ stato bello. Strano, ma credo che possiamo fare di meglio.-
Il giorno seguente poi, appena dopo i saluti di rito, mi era comparsa sul monitor la tua videochiamata.
Chattavi col portatile dal letto, seduta a gambe incrociate, indossando solo un eccitantissimo completo di pizzo bianco: Reggiseno, mutandina, giarrettiera ed autoreggenti.
-E’ quello che indosserò al mio matrimonio, mi piaceva l’idea di usarlo per faci le porcherie assieme a te.- Avevi detto.
-Che intendi?- Avevo risposto.
-Che vorresti vedere adesso?-
-Le tue tette.-
Le immagini scattose della webcam non toglievano niente al fascino sensuale dei tuoi gesti, e mi ero gustato lo spettacolo delle tue mani infilate nelle coppe del reggiseno che rovesciavano la stoffa di pizzo verso il basso, consentendo alle tue tette di balzare fuori e, sorrette dal reggiseno stesso, puntare verso il cielo fiere e sode.
-Toccale.-
E le tue mani ci avevano giocato a lungo, pizzicando i capezzoli, massaggiandole, stringendole come avrei fatto io.
-Toccati.-
E dopo un gemito ed un –sìì- le tue dita a scostare la mutandina, permettendomi di ammirare la tua figa eccitata e di gustarmi la visione delle tue dita scivolarci dentro.
E insieme, in quell’amplesso a distanza, a godere nel sognare di toccarci, tu con le dita a bagnarsi dei tuoi stessi umori ed io ad imbrattarmi la mano di sborra.
-Era una vita che non facevo cose simili….- Mi avevi detto, poco dopo esserci ricomposti.
Ma io cose simili non le ho mai fatte e di certo non mi possono bastare.
-Voglio scoparti.- Avevo detto. E da allora l’argomento delle nostre discussioni era sempre stato quello: cosa, come e in che modo l’avrei fatto. Cosa avrei voluto, cosa avrei preteso.
E il tuo timore era quello di dare il via a qualcosa che avrebbe sconvolto le nostre esistenze.
Così avevi inventato quella cosa.
-Una volta soltanto.-
Ed io –Che cosa?-
-Va bene. Se mi vuoi, mi va bene, ma… Una volta soltanto.-
Mi avevi spiegato le tue motivazioni ed io mi ero trovato d’accordo per le mie. Ed ora, finalmente, eccoti qua.
Ho parcheggiato, motore acceso, accanto alla tua auto e tu sei uscita dalla tua per infilarti nella mia con naturalezza, poi sono ripartito.
Dopo qualche centinaio di metri e due svolte accosto, così possiamo salutarci.
Sei bellissima.
Una camicetta semi trasparente, una gonnellina ampia da cui spuntano due cosce sode ed abbronzate, un sorriso incerto, una cascata di capelli d’oro e due occhi chiari, luccicanti di paura.
Ci baciamo, prima sulle guance, come amici, destra, sinistra e poi le labbra si sfiorano un attimo. Restiamo in attesa entrambi, un momento e poi ci tuffiamo uno nella bocca dell’altra.
-Ti voglio.- Mi dici, in affanno, quasi come se fosse un bisogno fisico il tuo.
-Sì…- Rispondo. Anch’io, è ovvio, siamo qui per questo.
-Adesso!- Insisti e sento la tua mano sul cavallo dei pantaloni.
-Ma… qui? Aspet…- Balbetto.
-Parti!- Mi rispondi, categorica.
Innesco la marcia e mi rimetto nel flusso normale del traffico, mentre ti sento armeggiare con la cintura e la zip dei miei jenas.
Quando ormai siamo nel traffico che scorre tu impugni il mio cazzo alla base e, guardandomi negli occhi, dici: -Una volta soltanto!- Poi ti abbassi tra le mie gambe ed io sento il contatto caldo ed umido delle tue labbra sulla cappella.
Con la tua bocca che fa su e giù sul mio cazzo ad un ritmo frenetico riesco a malapena a restare sufficientemente concentrato alla guida.
Mi stavo dirigendo a casa ma andando avanti così non so se ci arriverei. Svolto di colpo all’interno del parcheggio di un supermercato, dirigendomi ai piani inferiori della parte coperta. Giro come un pazzo, mentre la tua lingua e le tue labbra mi torturano.
Raggiungo un posto imboscatissimo e parcheggio. Siamo praticamente soli quaggiù ma ciò non toglie che la situazione è pericolosa quanto eccitante.
Stringo la tua testa ed accompagno il tuo su e giù sul mio cazzo per qualche momento poi ti impongo un nuovo ritmo, più veloce, più violento e tu non fai una piega, accettando l’imposizione senza fatica, anzi con mugolii di piacere che mi mandano ancora di più fuori di testa.
Ti tiro per i capelli, obbligandoti a fronteggiarmi. I tuoi occhi sono velati di piacere e le tue labbra ed il mento riluccicano della saliva che stai abbondantemente riversando in questo osceno pompino.
-Ti piace succhiarmi il cazzo?- Ti chiedo, nell’impeto e nella foga, abbandonando il mio atteggiamento pacato.
-Sì!- Rispondi affannata –Sì mi piaceee.-
Con non so quale estro maiale comincio a leccarti la faccia, lappandoti il mento e le labbra, tu tiri fuori la lingua per giocare con la mia ad ogni passaggio.
-Brava troia!- Ti dico, ormai fuori controllo. –Succhialo!- E ti ributto giù la testa e tu riprendi a succhiarlo esattamente come prima se non con addirittura più foga.
Finalmente posso godermi la tua bocca senza pensieri, mi rilasso sul sedile e ti guardo succhiare il mio cazzo. Osservo le tue labbra strette sull’asta andare su e giù ed è la visione più sexy del mondo.
Ti stringo un seno con forza e sento sotto le dita il capezzolo turgido, la massaggio vigorosamente, godendomi la sua morbidezza e la sua consistenza.
Tu mugoli di piacere nel sentire la mia mano scorrere verso il basso, appoggiarsi al fianco, percorrere la gonna e risalire lungo le cosce. Le tue gambe si aprono per favorirmi.
Arrivo all'attaccatura delle cosce, c’è calore laggiù, umidità e calore, non porti intimo!
Il mio cazzo pulsa tra le tue labbra all'eccitante scoperta e tu gemi di soddisfazione quando io piego il medio indietro e penetro in quella tua fornace bollente.
Ti bastano pochi minuti per godere, sento le dita fradice dei tuoi succhi nel momento in cui l’orgasmo ti scuote tutta e per un attimo anche la tua bocca si ferma mentre tu finisci di tremare ad occhi chiusi, con le labbra strette attorno alla mia cappella che pulsa, prossima all’esplosione.
Dopo qualche istante le tue labbra risalgono e il mio cazzo sguscia fuori della tua bocca, i tuoi occhi chiari, annacquati dalla lussuria, si incollano nei miei.
-Se vuoi venirmi in bocca devi essere sicuro di riuscire a riprenderti dopo… non mi basta un orgasmuccio del genere!- Dici e resti lì in attesa della mia risposta ed io, dal canto mio, non ci penso nemmeno lontanamente a perdermi il piacere di farti assaggiare il mio sapore.
Ti prendo la testa e la riporto lì dove deve stare, tra le mie gambe.
Tu recepisci il messaggio al volo e riprendi ancora una volta a succhiare con gusto.
Sei così scatenata, così porca, mi hai sempre sorpreso con le tue spinte sull’acceleratore ma mai avrei pensato di ritrovarmi in un parcheggio pubblico a farmi spompinare da te così, col rischio concreto che qualcuno ci possa sorprendere. E non sono affatto sicuro che finito il pompino vorrai allontanarti da qui, anzi sospetto che il rischio ti ecciti ancora più di me.
Bastano pochi colpi della tua sapiente lingua, pochi guizzi della tua eccezionale lingua, ora che sai cos’è che voglio, per portarmi al più incredibile orgasmo che si possa pensare.
Mentre ti tengo la testa schiacciata in giù e mi contorco tra le contrazioni del bacino, inondo la tua bocca con una serie infinita di schizzi bollenti che tu accogli mentre continui a muovere le labbra e la lingua, amplificando il piacere di questo momento d’estasi.
Stremato e soddisfatto mi accascio sul mio sedile mentre tu, con amorevoli giochi di lingua coccoli e ripulisci il mio cazzo che va rilassandosi.
-Sei stata…. Magnifica.- Ti dico e tu mi sorridi contenta.
-Scendiamo!- Dici poi ed io non credo di aver afferrato bene il messaggio.
Tu invece intendevi proprio scendiamo dalla macchina e in un attimo apri lo sportello e scendi, poi aggiri l’auto e ti appoggi al cofano motore, dal lato più nascosto ad un eventuale passaggio. Io mi affretto a raggiungerti e tu, sussurrando, mi dici: –Tocca a te farmi godere adesso!-
Appoggi le mani al cofano e ti pieghi in avanti inarchi la schiena e sporgi il culo all'indietro.
-Coraggio!- Prosegui, sollevandoti la gonna oltre i fianchi, esponendo il culo perfetto e bianco come una luna perversa.
Ne sono rapito, affascinato, guardo estasiato la perfetta rotondità dei tuoi glutei e lì in mezzo la tua fighetta rosa e paffuta, il ciuffetto di peli chiari che la sormonta. Guardo il piccolo anellino scuro che si contrae spasmodicamente al ritmo della tua voglia.
Tremante ci appoggio le mani, strappandoti piccoli brividi, stringo con delicatezza le mani mentre il mio viso si avvicina lentissimamente. I tuoi fianchi si agitano sempre più convulsamente.
Non ti tocco con la lingua, scendo tra i tuoi glutei fino a poggiare le mie labbra su quelle della tua figa.
-Sìììì- Gemi ed io da quell'istante perdo ogni freno. Comincio letteralmente a divorarti la figa, stringendola tra le labbra, mordicchiandola dolcemente, aprendola con le dita per raggiungere più in profondità ogni millimetro del tuo essere, immaginando di leccarti come mai nessuno ti abbia leccata.
-Sììì mi fai morire! Sìììì- Le tue grida riecheggiano nel parcheggio deserto, ricordandomi che siamo in un luogo pubblico eppure non mi fermo, non limito la mia azione. Che ci sentano. Che ci vedano. Niente importa più della tua figa, del tuo piacere. Del mio che tra poco mi regalerai, il mio cazzo è già di nuovo un pezzo di marmo.
-Scopami! scopamiii!- Strilli, ma io non ho intenzione di darti tregua, mi sposto pochi centimetri più in su, verso il tuo culetto e ti stupisco infilandoci di colpo la lingua.
Sento le tue ginocchia cedere, il tuo corpo adagiarsi sul cofano, passo una mano sotto al tuo corpo e appoggio il pollice al clitoride.
Adesso non parli più. Non gemi nemmeno. Per un momento mi allarmo, sembri svenuta, ma stai solo godendo ad occhi chiusi, a labbra serrate mentre il tuo respiro non accenna a calmarsi.
Ti tengo per i fianchi, dopo aver puntato il cazzo alla tua porta e, prolungando la tortura di entrambi, affondo dentro di te piano piano, centimetro dopo centimetro, sforzandomi di frenarmi per godere appieno di ogni istante nel tuo corpo. Quando i miei lombi aderiscono al tuo culo entrambi tratteniamo il fiato poi torno indietro e riaffondo brutalmente di botto. Tu ti inarchi nella schiena e gemi, io mi fermo ancora tutto dentro di te.
Ti volti e punti i tuoi occhi incredibili nei mie.
-Smettila di giocare... scopami. Fammi morire. Ti prego.- Mi dici, stravolta dai miei giochini, io mi chino in avanti e ti bacio, tu schiudi le labbra e rispondi al mio bacio poi ti volti di nuovo aspettando che esaudisca la tua richiesta.
Comincio a scoparti come vuoi tu, assecondando le spinte all'indietro del tuo bacino. La tua voce roca per l'eccitazione rimbomba tra le pareti di cemento e torna a me, distorta dall'eco, ancora più eccitante.
Con le dita gioco col tuo culetto, ne sono attratto, irresistibilmente attratto, e so che tu non me lo negheresti ma è dentro la tua figa che voglio sancire la nostra unione, dico a me stesso che ci saranno molte altre occasioni, non è possibile che tu voglia tener fede a quel tuo assurdo proposito... una volta soltanto... impossibile pensarlo davvero.
Adesso i miei gemiti si sommano ai tuoi, i miei movimenti si fanno convulsi. L'orgasmo nasce da un lungo periodo di attesa e desiderio di te, cresce poderoso, monta con forza ad ogni mio nuovo colpo di bacino.
-Godi amore!- Mi dici voltandoti. -Vieni dentro la tua troia!- Ed è troppo per me, con le dita che affondano nei tuoi fianchi vengo travolto dal piacere. Avverto distintamente gli schizzi caldi che riempiono la tua vagina, avvolgendomi il cazzo in un calore ancora più intensa, ad ogni spinta un nuovo schizzo, ad ogni nuovo avanti e indietro i nostri succhi che si mescolano dentro di te.
E tutto sembra fermarsi.
Mentre lentamente lasciamo che il piacere rifluisca di colpo il mondo torna a manifestare la sua presenza, di colpo sono di nuovo un uomo sposato, con un figlio, e trovarmi in un parcheggio sotterraneo aperto, col cazzo piantato dentro una ragazza conosciuta da poche ore, diventa di nuovo una cosa orrenda.
Di colpo tu torni ad essere una ragazza per bene, fidanzata, prossima alle nozze e startene qui, appoggiata al cofano di un auto, scopata da un semi sconosciuto, ti fa sentire a disagio, ti fa sentire come una puttana.
Inevitabilmente ci separiamo e, dopo una veloce risistemata, rientriamo in auto.
Non parliamo. Poi ti volti e mi guardi.
-Il cellulare.- Dici.
-Scusa?-
-Dammi il cellulare.- Rispondi, nella tua voce c'è ghiaccio. Non mi piace per niente.
Non capisco ma ti porgo lo stesso il mio telefonino.
-Come mi hai salvata qui dentro?- Chiedi.
Esterrefatto non riesco a non risponderti. -Marco Rossi.- Dico.
Ti volti a guardarmi. -Puoi partire? Devo essere a casa tra un ora.-
Non capisco cosa succede... ok il proposito di non rifarlo ma perché questo atteggiamento? Dopo la scopata più travolgente della storia...
Non avevamo fatto tanta strada, perciò giusto il tempo per te di scorrere i contatti della mia rubrica, cancellare "Marco Rossi" e poi gettare il telefonino tra le mie cosce.
-Non chiamarmi. Non scrivermi. Cancellerò il tuo contatto Msn. Non cercarmi mai più.-
Sono parole che potevo anche aspettarmi di sentirti dire, ma non così, con questa cattiveria nella voce...
Esci dall'auto e monti sulla tua e, senza nemmeno un saluto, sparisci dalla mia vita, dopo averla sconvolta.
La scusa del mio comportamento vago triste e distratto a casa è stata quella di problemi sul lavoro.
I contatti li hai davvero cancellati ed io vago in cerca di te nel giochino on line del Texas su Facebook.
Non so quanti giorni dopo incontro fortuitamente uno dei tuoi amici della prima volta in cui ci siamo incrociati.
Ovviamente lo supplico di parlare, gli chiedo di te e lui per tutta risposta mi invita ad un gruppo chiuso, di quelli a cui si accede solo su invito.
"Il Club di quelli de: Una volta soltanto" Si chiama.
L'immagine principale è la tua foto, quella dove ti leghi i capelli.
il sottotitolo recita: Claudia, Stefania, Maria, Luisa, Barbara.... Non sappiamo nemmeno come si chiama davvero. Qualche volta è sposata, qualche volta fidanzata... ha sempre un motivo per cui non può scopare con te, se non una volta sola. Una cosa è certa, è una gran troia e, se sei stato invitato in questo gruppo, significa che lo sai anche tu.
Mi viene da vomitare. Non riesco a crederci... la mano mi trema sul mouse.
Iscritti: 548.
Puttana.
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