i racconti di Milu
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Era da un pò che seguiva il suo uomo allo stadio, la Curva Nord del Meazza con tutti quei tifosi accompagnava le loro domeniche e qualche volta anche i sabato sera. Non era mai stata un’amante del calcio la bella e timida Daniela, ma da quando aveva sposato Rocco, per accontentare il maritino, lo seguiva da per tutto. Le prime volte fu traumatico, tanta gente e tutta scalmanata, lei che era riservata ed anche un po schiva. La prima volta che la squadra del cuore segnò si trovò catapultata qualche sedile più giù e con la mano stretta ad un’altra persona tanto era forte l’onda d’urto dei tifosi, tanto che la facevano pregare che non segnasse mai. Ogni volta che andava allo stadio era vestita sempre allo stesso modo, questione di scaramanzia, maglietta della squadra d’ordinanza, shorts di jeans in estate e d’inverno la maglietta anche sopra la felpa, con dietro scritto “AMALA”. Aveva un look sempre acqua e sapone ma molto curato, non era molto appariscente, portava spesso i capelli legati, aveva una bella chioma nera, che faceva risaltare ancor di più il colore della sua pelle molto chiaro e valorizzava quel bel faccino d’angelo. Il tempo passava e quell’ambiente le sembrava più familiare, avevano stretto amicizia con altri tifosi, ovviamente c’erano poche ragazze che frequentavano la curva e soprattutto in quel gruppetto di tifosi con il quale avevano stretto un legame la rappresentanza femminile era veramente esigua. Le altre donne erano tutto meno che femminili, lei risaltava per il suo candore e la sua sensualità. Si era ambientata in quel luogo, era quasi padrona della situazione, si muoveva con disinvoltura sulle gradinate, ovviamente attirando l’attenzione di tutti e qualche complimento dai più audaci. Lei sempre scostante e senza dar confidenza a nessuno andava per la sua strada. Il tragitto era il solito, o il bagno o giù per le gradinate fino al solito posto. Lo stadio, ormai nel suo immaginario era diventato un ambiente tranquillo, non molto vicino ai suoi standard ma tranquillo. Però con l’inizio di una stagione calcistica capitò un inconveniente. Si diressero allo stadio, fecero tutti i controlli, quelle mani dei poliziotti che la frugavano da per tutto come le davano fastidio. Anche se erano donne che la toccavano, lei si sentiva oltraggiata. Arrivarono all’interno e si incamminarono verso il loro posto, ma non trovarono i soliti amici, che ancora dovevano arrivare. C’erano un gruppetto di una decina di scalmanati, già senza le magliette addosso che cantavano saltavano e fumavano a più non posso. Rocco sicuro di se, data l’esperienza di tanti anni di stadio, si avvicinò ad uno di loro e spiegò che questo era il loro posto ormai da tre stagioni, e che sarebbero venuti un altro gruppetto di amici per mettersi sempre lì, come al solito. Lo spiegò con calma ed educazione. Uno di loro, presumibilmente il capo, lo ascoltò, lo fece finire di parlare e poi mandandolo affanculo si girò verso gli amici e continuò a cantare e saltare con loro. Il gruppetto dei soliti arrivò, Rocco spiegò loro tutto ed essendo delle persone tranquille decisero che non c’era niente da fare e si spostarono qualche gradino più in giù poco distante da loro. Le prime partite passarono ed il clima allo stadio non era più quello di una volta. A far capolino nei discorsi del gruppetto non c’era più solo la squadra, il campionato ed il calcio ma anche quel gruppo di scostumati, rozzi e deficienti che non solo avevano preso il loro posto ma disturbavano anche la visione delle partite. Loro essendo qualche gradino più giù non solo arrivavano mozziconi di canna, qualche bottiglina, e sputacchiate varie, ma anche commenti su di loro “Sti quattro sfigati ci volevano cacciare”, “donne salite su, qui si che vi divertite”, “Zio dove l’hai preso sto zainetto, la mamma t’ha fatto la merenda”, poi il commento che provocò l’ira di Rocco “AMALA, AMALA, AMA LA vuoi fa nà bella scopata o no?”. A questo Rocco non ci vide più, fregandosene del gruppetto di amici che gli disse di non andare, salì su da loro per affrontarli, si sa in questi ambienti devi farti rispettare, puoi anche soccombere ma il rispetto lo puoi lo stesso ottenere con una prova di carattere. Iniziò con voce alterata a discutere con il capo del gruppetto, poi fu accerchiato da tutti i componenti, Daniela guardando la scena salì e tirandosi via Rocco riuscì ad impedire che la situazione degenerasse. “Salvato dalla donna, Zio che uomo sei, babbo affrontaci… Frocio, Amala se vuoi un vero uomo qui lo trovi porco due!”. La spada era tratta, c’era area di sfida ormai. Nelle partite precedenti il gruppetto si voleva spostare per evitare questioni inutili con gente che come quella non aveva niente da perdere. Ma Rocco non voleva, diceva che per colpa loro non potevano interrompere una tradizione che durava da tanti anni.
Una sera Rocco ritirandosi da lavoro fece una sorpresa a Daniela, si presentò con i biglietti della partita di Coppa Italia, partita infrasettimanale di martedì sera. Lei non molto entusiasta della cosa, anche perché non era certa che gli altri venissero e soprattutto perché da quando c’erano quei vichinghi tirava una brutta area, comunque gettó le braccia al collo del marito e lo ringrazió del regalo. Arrivati sugli spalti come previsto del loro gruppetto c’era solo Achille il più giovane della compagnia. Ovviamente il gruppetto di irriducibili non mancava all’appello e vedendo che eravamo soli iniziarono come al solito i classici insulti e sfottò. A fine primo tempo Daniela decise di andare in bagno. Lo disse a Rocco, che, non era molto d’accordo facendogli notare che in quel quarto d’ora tutti sarebbero andati in bagno e ci avrebbe messo tanto tempo, conveniva aspettare che la partita iniziasse e poi sarebbe andata. E così fece. Appena le due squadre entrarono in campo per il secondo tempo lei si diresse verso il bagno. Arrivata in bagno era sola non c’era nessuno, sia lui che Rocco non avevano considerato che essendo una partita infrasettimanale e per giunta di coppa italia gli spettatori era di meno. Così con un po' di agitazione cercava di fare in fretta per uscire da quel bagno e ritornare da Rocco. Sentì delle persone entrare in bagno ed il suo stato d’animo si tranquillizzò, come se si sentisse sollevata. Questa sensazione di tranquillità durò pochissimo perché mentre lei stava finendo di fare la pipì la porta del suo bagno si spalancò e di fronte a lei si ritrovò il capo del gruppetto di scalmanati con un altro energumeno panciuto. Restò pietrificata, lei cercava di non sedersi su quel bagno perché le faceva schifo ma appena vide quei due cadde di sasso sulla tazza. “Che volete, andatevene, chiamo aiuto.” “Non ti permettere puttana”. Lei fece come per urlare ma subito i due si avvicinarono e le tapparono la bocca con la mano, cercava di dimenarsi, ma la presero di forza, la alzarono e le sussurrarono all’orecchio che le conveniva non agitarsi perché se no, si sarebbe fatta male lei e dopo anche quel cornuto del marito. Fece in tempo, con il terrore negli occhi a chiedere solo “Cosa volete voi da me?” e loro prima di infilargli una mano tra le gambe, “Vogliamo te!”. E subito il capo, che si trovava avanti a lei, con una mano gli ritappò la bocca e con l’altra iniziò a toccargli la fica. Aveva il pantaloncino abbassato a mezze gambe, non aveva fatto in tempo prima a rialzarselo. L’altro pancione si trovava dietro di lei e con una mano le teneva tirati i capelli all’indietro e con l’altra palpava oscenamente il suo sedere. All’inizio tentava di divincolarsi, ma più lei si muoveva più i suoi capelli venivano tirati, più forte la mano faceva pressione nella sua bocca e soprattutto all’interno della sua rosea fichetta depilata. Gli sfilò le dita dalla fica… “Adesso abbassati e prendici i cazzi in bocca… non te lo ordino solo io ma anche questo mio amico” e dalla tasca cacciò un coltello che con uno scatto cacciò la lama fuori. Alla vista del coltello la bella Daniela si bloccò e smise di muoversi e contorcersi. Il terrore primeggiava nei suoi occhi, così senza protestare si abbassò con la testa all’altezza dei fianche dei due uomini. “Avanti muoviti, sbottonami i pantaloni” disse uno, mentre l’altro rincarò la dose “ Si muoviti e fai presto, prima che il cornutone si insospettisca!”. Con goffaggine, non riusciva a slacciare la cintura di uno dei due che continuava ad insultarla, più lui parlava più lei andava in bambola. L’altro, il pancione, fece da se e liberato il cazzo dai pantaloni e dalla mutanda tirò Daniela per i capelli e la spinse con il viso verso di lui. Con la fronte sbattette sulla pancia enorme e pelosa dell’uomo mentre la bocca toccò il pisello moscio ma grosso dell’uomo. “Apri sta cazzo di bocca e ciuccia!”. Daniela chiuse gli occhi e sotto la pressione della mano dell’uomo dietro la sua testa apri la bocca ed accolse quel largo e maleodorante membro in bocca. “Succhia!” A questo punto le conveniva collaborare. Iniziò a succhiare quell’uccellone che man mano cresceva nella sua bocca. Il pancione non smetteva di tenere la donna per i capelli e darle il ritmo con la mano tanto che la costringeva ad ingoiarlo fino in fondo provocandole, un pò per la profondità degli affondi, un po' per il cattivo odore, dei simil sforzi di vomito. Il capo per adesso rimasto a secco prese una mano di Daniela e se la portò al pacco indicandogli di fargli una sega. Lei impugnò l’altro cazzo che almeno al tatto sembrava più piccolo dell’altro ed iniziò una maldestra sega. Da questa prima descrizione Daniela sembrerebbe un’inesperta ragazza che affronta il sesso, ma non è così. Moglie devota e accondiscendente di tutti i desideri del marito, fisico che le permetteva di snodarsi in qualsivoglia posizione e bocca capace di portare al godimento e bere con dovizia tutto quello che le palle del marito riuscivano a donarle. Tutto concedeva al maritino tranne il suo bel culetto. Il fiore che aveva tra le sue sode natiche lo aveva concesso in rare circostanze ma mai di buon grado e sempre soffrendo non poco alla penetrazione del cazzo non molto grande del marito.
Preda sottomessa dei due uomini iniziò a succhiare con molta maestria il cazzo del pancione che appena si accorse del fare esperto della donna si rivolse al capo “Guarda questa finta santarellina come mi succhia il cazzo”. L’uomo stufo della sega di Daniela le spostò la mano e mettendosi alle sue spalle fece alzare la donna. Ovviamente il cazzo del pancione si sfilò da bocca, ma il capo spingendola in avanti con una manata sulla schiena e l’altra fissa sui suoi fianchi la fece assumere la classica posizione a novanta gradi. Neanche il tempo di protestare che si ritrovò di nuovo con la bocca piena. Senti per pochi istanti la pressione della cappella del capo sulla sua fica, perché con sua somma sorpresa essendo molto bagnata entrò senza difficoltà. Iniziò a scoparla con veemenza, regalandogli anche qualche schiaffetto sul sedere. Intanto il pancione non smetteva di scopargli la bocca. A vedere la scena, Daniela sembrava una marionetta sballonzolata dai colpi di bacino che si alternavano tra la sua bocca e la sua fica. Questo trattamento per sua fortuna non durò molto, senza neanche avvisarla il capo le venne dentro inondando il suo ventre. Quando si rese conto che la sua fica era stata inondata dal seme dell’uomo cercò di divincolarsi ma il pancione piazzato avanti a lei le bloccò la testa e riversò una quantità smisurata di sborra all’interno della sua bocca. Lei era abituata a farsi venire in bocca ma una sborrata con una così grande quantità di liquido non lo aveva mai affrontata. Non voleva ingoiare, le faceva schifo, però l’uomo nel mentre che veniva non smetteva di scoparle la bocca ed inevitabilmente la maggior parte del liquidò le finì in gola ed il restante le colava dai lati delle labbra. I due compiaciuti del fatto, subito si ricomposero, rimanendo Daniela accovacciata a terra. Prima di andarsene, rivolgendosi alla donna “Non dire niente al cornuto se no la cosa non finisce qui, ci rivediamo alla prossima partita, ci sono tante altre cose che ci devi far provare!” e ridendo scapparono dal bagno. Rocco che era rimasto a guardare la partita e non si era reso conto che la sua donna mancava da quasi una ventina di minuti. Disse al suo amico “vado a vedere Daniela perché non torna” e si diresse verso i bagni delle donne. Daniela lasciata dai due uomini accovacciata a terra in tanto si era alzata e si stava ricomponendo, quando Rocco fece irruzione nei bagni “Amore, quanto tempo… cosa ti è successo ti vedo provata” e lei, con il pantaloncino tutto sporco di piscio dato il mal ridotto stato dei bagni, tentennò un attimo e rispose, “niente amore, è che… è che mentre facevo pipì come al solito non volevo appoggiarmi alla tazza ed ho perso l’equilibrio e sono caduta. Guarda come mi sono ridotta”. “Tesoro mio, sciacquati un po vieni qui” ed aprendo l’acqua iniziò a sciacquarle le braccia e le gambe. Quando passò con le mani nel suo interno coscia Daniela ebbe come un sussulto. Aveva le mutandine imbrattate di sperma che le colavano dalla fica, regalo di quel porco schifoso. “Basta così, basta così, ho solo voglia di ritornare a casa a lavarmi e rilassarmi un po', quest’esperienza mi ha provata. Ti dispiace amore? Ti dispiace perdere questi ultimi minuti di partita?” “Certo che no… per te tutto. Andiamo. Andiamo a casa.” Nel tragitto che separava lo stadio da casa, Rocco non faceva altro che raccontarle della partita, avendo la radio accesa per seguire gli ultimi minuti, mentre Daniela era come frastornata. Nelle sue orecchie c’era solo una gran confusione, mentre la sua mente pensava a quello che era successo e soprattutto alle ultime parole del capo ultrà… “la cosa non finisce qui, ci rivediamo alla prossima partita, ci sono tante altre cose che ci devi far provare!”… queste parole rimbalzavano nella sua mente e non facevano presagire niente di buono.


Continua….

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