i racconti di Milu
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Una sera d’inverno alla fine di una giornata di lavoro d’ufficio a Milano mi venne l’idea fermai ad un semaforo ed in quel momento mi sentii bussare sul vetro. Vidi una donna che mi chiedeva qualcosa. Pensai che a bussare sul vetro doveva essere qualcosa di importante ed abbassai il finestrino. Pioveva e le gocce entravano nell’abitacolo. La donna mi chiese in che direzione andassi e volli dare un gesto di buona volontà dandole un passaggio verso casa sua. Sebbene un po’ indecisa sbloccai la porta e lei si sedete nel sedile a fianco a me. Aveva un tono di voce strano che mi affascinava; era femminile ed allo stesso tempo maschile. L’aspetto era di una bella donna giovane di non più di trenta anni, alta, pelle abbronzata, con le tette almeno 4 misura, bigiotteria di buona fattura, capelli lunghi e vestito elegante con le gambe coperte da leggings coprenti. Mi ha convinto ad aprire la porta dell’auto il suo portamento deciso, il suo  trucco molto ben fatto ma non troppo appariscente. Quella sera indossava una minigonna mozzafiato e delle calze a rete nere, con sopra una magliettina scollata scozia che mostrava le sue tette. Mani lunghe affusolate, ben curate e smalto di colore bianco translucido. Parlava bene e capiva benissimo l’italiano vivendo nel nostro paese da tanto tempo ed avendo fatto qui tutto il percorso di transizione da maschio a femmina.
Si presentò come Janine e mi disse che era brasiliana di Fortaleza. Mi sorprese quando mi disse di essere un trans; non avevo mai avuto occasione di vederne una da così vicino e parlarci. L’impressione è stata ottima. Aveva un modo di dialogare spigliato e non era certo una che nascondeva il suo cambio di sesso e dopo una chiacchierata non breve precisò che non era si era operata ai genitali mantenendo quindi il suo sesso come un bel ‘ciondolino’, così lei lo chiamava.
Una volta affrontato senza remore il sesso, con ovvia mia curiosità che cresceva sempre più sentendo le sue parole, la discussione andò sulle preferenze sessuali e le metodologie per soddisfare se stessi e gli altri. Tra altre cose mi disse che lei frequentava anche coppie giocando sia con le donne che con gli uomini e spesso, a volte, passava con loro tutta la notte guadagnando bene dei soldini.
Le parole di Janine fecero scattare in me l’idea che questo poteva essere il giusto regalo per Fabiola: una donna con sotto un bel ‘ciondolino’.
Portai la conversazione su quanto mi sarebbe costata una serata e cosa sarebbe stata in grado di fare e di farsi fare.
Lei replicò e confermò che non aveva difficoltà ad affrontare coppie etero sessuali essendo abituata ad usare il suo ‘ciondolino’ sia con maschi che con femmine e ricevere cazzi dagli uomini e dildo dalle donne.
La mia curiosità era tanta. Avevo scoperto qualcosa di nuovo e di affascinante, volevo saperne di più e le chiesi di scendere nei particolari per capire se ciò che stavo pensando fosse il regalo più appropriato per Fabiola.
A causa della pioggia il traffico era intenso e si viaggiava a bassissima velocità. Per arrivare a casa sua impiegammo tanto tempo ed io non me ne resi conto. Arrivati alla porta di casa di Janine mi chiese spensi il motore per continuare a parlare.  Lei raccontava nei particolari anche alcuni accoppiamenti che aveva avuto ed anche particolari sia uomini che di donne con cui si era accoppiata.
“Vuoi la sciare l’auto qui e salire da me? Ti offro un liquore tipico brasiliano che ci scalderà da questo freddo così ti dirò altri dettagli”
“Perché no!” risposi non immaginandomi l’invito. Mi ero intestardita, parcheggiai la macchina, telefonai a casa avvertendo che sarei rientrata tardi e seguii Janine lungo il vialetto che conduceva alla sua abitazione.
Era un appartamento indipendente piccolino ma ben messo. Janine accese la luce che all’ingresso era di colore azzurro. Mi mostrò quel mini appartamento composto da un bagno, una sala con al centro un letto poco più ampio di due piazze. Alle pareti poster di paesaggi marini e foto di ragazze in costumi tipici del suo paese.
Ero impacciata e Janine se ne accorse. Mi invitò ad accomodarmi sul bordo del letto e di togliermi il soprabito “N non ti mangio mica! Non aver paura. Aspetta un momento, devo andare in bagno. Gradisci qualcosa da bere?”
Mi guardavo intorno come smarrita osservando le pareti e quel letto che sicuramente fino a non molte ore prima deve essere stato campo di battaglie amorose.
Janine mi riportò a quella incantevole realtà con due bicchieri contenenti qualcosa che assomigliava molto a Tequila.
Notavo che la casa, se pur piccolina, era molto ordinata e pulita.
Janine si avvicinò e mi disse “Allora, gioia, cosa altro vuoi sapere nei dettagli?”
A quel punto con un po’ di imbarazzo le dissi che io volevo fare un regalo di compleanno alla mia amica Fabiola, che era una bella donna bisex e mi sembrava un modo carino per regalarle una serata speciale e diversa.
Janine allora mi chiese se all’incontro fossero state da sole, io e la mia amica, oppure se ci sarebbero state altre persone “Dovrei esserci anche io e Corrado un nostro amico comune”
Rimarcai che Janine sarebbe stata il regalo per Fabiola; io e Corrado saremmo stati solo spettatori o aiutanti ma non avremmo partecipato ai loro giochi.
Janine mi guardò a lungo negli occhi e mi chiese se avessi mai partecipato a incontri di questo tipo, dicendomi che inevitabilmente va a finire in una ammucchiata generale e che quindi chi è’ presente partecipa senza alcun pudore.
Molto spesso i fine settimana li passavo con Fabiola e Corrado ed essendo lei bisex si accoppiava sia con me che con lui quindi sapevo come andavano le cose in questi incontri. Ma volli mentire facendo la finta ingenua “Forse hai ragione Janine, scusami. Io non ho molta esperienza”
Janine mi descrisse come si sarebbe presentata a casa di Fabiola. Avrei dovuto presentare Janine come una mia amica, poi ballando avrebbe stretto bene Fabiola a sé, baciandola in bocca e portandola su un divano o su un letto, l’avrebbe leccata su tutto il corpo facendole credere di essere una femmina, l’avrebbe eccitata per poi far comparire il ciondolo dagli slip.  Sicuramente a quel punto Fabiola non si sarebbe tirata indietro facendosi infilare sia nella figa che nel culo.
Janine mi chiarì che era difficile che lei godesse quando lavorava.
“Bene!” le dissi” cosi riesci a durare più a lungo e a dare tanto godimento. Sai bene quanto non ci piace che i nostro maschio quando ci monta, dopo la sborrata, abbia il cazzo floscio e finisca lì di scoparci”
“Dipende!” disse Janine “E’ tutta una questione di testa; tutto dipende dalla mente. Io mi impongo di non godere. Però devo confessarti che rientrata casa dopo una notte a scopare con maschi e femmine mi masturbo a lungo godendo da sola e per togliermi i desideri che mi vengono uso qualche oggettino appropriato per godere come mi piace di più. Spero che questi tu li conosca!” mi disse ammiccando con gli occhi.
Al che Janine si sollevò e da un cassetto tirò fuori un vibratore scuro nero, grosso e lungo con una forma curva.
“Questo è il mio personale e chiaramente lo uso solo su di me quando mi viene voglia. Vedi Flavia preferirei qualcosa come il mio” e così dicendo mi mostrò, estraendolo dai suoi slip neri, un ciondolino. Lei lo chiamava così ed era un cazzo di dimensioni doppie di quelli che avevo visto fino a quel momento. Era floscio ma era già lungo almeno venticinque centimetri e per di più grosso. Lo osservai a bocca aperta come imbambolata esclamando non avevo mai visto nulla di simile.
Janine si avvicinò ancora di più e il suo cazzo era all’altezza della bocca “Che ne dici? Ti piace o pensi che non sia sufficiente per la tua amichetta Fabiola? Il regalo va visto prima di essere donato!”
Ero paralizzata ma riuscii a sollevare gli occhi per guardarla in volto e lei mi accolse con un sorriso a 32 denti mentre si massaggiava quel gran cazzo che aveva tra le mani e che prendeva forma.
Era magnifico. Ero affascinata e stordita, non ero più io ma quella che diventava una troietta durante gli incontri con Corrado e Fabiola.
Le mie mani come richiamate da un senso misterioso andarono ad accarezzarlo esplorando con delicatezza la superficie per memorizzare le sue asperità e la sua curva. Le mie labbra furono richiamate anche loro da qualcosa che non saprei definire e mi ritrovai a ciucciare quel cazzo come una forsennata.  In bocca ne entrava solo la punta di un colore rosso scuro. Era turgido. Non era un cazzo normale, era un qualcosa fuori da ogni immaginabile dimensione.
Quel cazzo era liscio, la pelle delicatissima e vellutata, era depilato e non c’era traccia di peli.
Mi sentivo una gran troia e mi piaceva dimostrare a me stessa quanto in fondo lo fossi cercando in tutti i modi di prenderne più possibile fino quasi a soffocarmi. Era veramente enorme e mi incantava e mi sentivo drogata dalle dimensioni e turgidezza.
Spostai lo slip e iniziai a leccare la sacca delle palle anch’essa completamente depilata.
La guardavo dal basso verso l’alto e lei mi appariva ancora più grande di quanto non fosse già di suo.
Janine non faceva una piega seguendo in sincronia i miei movimenti che facevo con la bocca e la lingua.
Si spoglio completamente in un attimo di quei pochi indumenti superiori che indossava mettendo in mostra un seno da capogiro ben turgido con due capezzoli duri da far invidia e rotondità unica desiderata da me e da tante donne.
Da bisex quale ero, mi tuffai sopra quel seno mentre Janine mi spogliò denudandomi. Mi infilò due dita nella figa dove ero più bagnata del mio solito.
Mi fece voltare e mi prese da dietro mettendomi nella figa quel bel cazzo che a causa delle dimensioni aveva difficoltà ad entrare tant’era grosso duro e lungo. Non ero abituata a cazzi di quelle dimensioni e non ero ancora aperta tanto nella figa. Janine mi aprii fino all’inverosimile. Mentre mi entrava via via sempre più a fondo la sentii fermarsi soltanto quando le sue palle batterono sulle natiche; solo allora Janine iniziò a chiavarmi come dovrebbe fare un maschio con la M maiuscola dandomi dei colpi che a stento riuscivo a gestire. Mi sentivo piena di cazzo come non mai e come ho sempre sognato durante le sgrillettate o negli incontri con Corrado e Fabiola. Janine mi scivolava dentro riempiendomi fino all’utero allargandomi la figa fino all’inverosimile. Dopo aver ansimato e dopo aver goduto come una forsennata, la supplicai di godere dentro di me ma Janine si sfilò dalla mia vagina che rimase felicemente completamente spalancata e mi disse “Amore sei tu che devi godere non certo io!”
Mi sollevai e le diedi un bacio, il mio primo bacio ad un trans. Fu dolcissimo e delicatissimo. Le nostre lingue si incrociarono come in un bacio lesbico. Fabiola mi aveva baciata tante volte e mi aveva incitato a baciare delle donne ed io presa da curiosità lo avevo fatto più di una volta durante i miei rapporti lesbici occasionali.
Mi misi di impegno e mi chinai su quel magnifico cazzo che mi stava dando un piacere unico e raro, spalancai la bocca fino a slogarmi le mascelle per succhiare nella speranza che Janine mi riempisse la bocca di sborra calda. Invece niente da fare!
Avevo la bocca dolente ma non riuscivo assolutamente a farla venire ed infine Janine sfilò il suo cazzo dalle mie labbra e per me fu un sollievo. Mi accarezzò a lungo sul seno baciandomi con le labbra calde e morbide di vera femmina. Mi rigirò ancora dedicando le sue attenzioni al mio culetto che mi leccò stupendamente e delicatamente. Mi aprì le natiche spalmandomi di gel ed infilando due dita dentro. Lo sapeva fare benissimo e superai così i primi istanti di paura del dolore. Trasformò quella penetrazione in un qualcosa che mi portò a mugolare a voce alta di libidine perché mi aveva portato a venire e godere moltissimo. Quando si mise dietro di me mettendomi carponi sul letto, mi infilò delicatamente con il suo cazzo gigantesco senza mai forzare quel ben di dio nel culetto. Mi aveva ben preparata alla inculata come potrebbe fare solo chi lo fa per mestiere. Sentivo lo sfintere aprirsi come mai era stato fatto e lei aspettava i miei movimenti. Ad un tratto lo sentii finalmente lo sentii entrare dentro e muoversi piano piano; lo sfintere era aperto come mai avrei immaginato; forse sarebbe entrata la mano. Lei aspettava che mi muovessi per far scivolare il suo cazzo fino in fondo nel mio intestino. Non so quanto impiegai, mi mossi lentamente per non crearmi dolori fino a sentire le sue palle toccare le natiche. Il solo pensiero di essere piena e chiavata in culo da quel bellissimo e grosso cazzo mi faceva impazzire di godimento.
La sentii sfilarsi dal mio culo che rimase aperto per un attimo ed infilarsi di nuovo aprendo e chiudendo lo sfintere, ciò mi provocava sensazioni mai avvertite e sempre nuove e splendide. Dalla figa colavano umori in quantità incredibili che mai avrei immaginato che scendevano tra le mie cosce. Avevo sentito parlare di cose simili e non pensavo che potessi essere io ad avere sbrodate così abbondanti.
Persi la cognizione di tutto tanto era il piacere provato. Sentii sfilarsi di nuovo e definitivamente quel cazzo  e riempire la figa fino in fondo in un colpo solo. Non mi preoccupai che fosse sporco perché lo volevo dentro di me; l’importante era averlo dentro. Lo sentivo che premeva sulla bocca dell’utero come a sfondarmi. Mi diede due o tre colpi, si sfilò di nuovo e mi rimise la sua meraviglia nel culo, andando avanti cosi non so per quanto tempo.
Non avevo mai goduto così bene e così a fondo in tutti i modi.
Riprendendo un po’ di coscienza ripensai a Janine ed il mio cruccio a non essere riuscita farla godere.
Avevo goduto non so neanche io quante volte ed ero veramente stanca. Mi sedetti sul letto mentre Janine tenendosi quel incantevole membro tra le mani ancora più duro e grosso di prima che affascinava ancora, mi prese la testa tra le mani sussurrandomi in un orecchio ”Ti è piaciuto? Vuoi che continui?”
Risposi dicendole che era stato meravigliosa, strepitosa, che mi aveva fatto godere infinite volte e che di godere così non sempre mi riusciva. Le dissi anche che ero dispiaciuta perché volevo che anche lei godesse e la pregai di venire e sborrarmi dove volesse, anche nella figa, almeno una volta.
Senza dire una parola mi mise allora il cazzo nuovamente in bocca e mentre si segava, io succhiavo.
La sua azione tese nuovamente allo spasimo il suo cazzo fino a che la sentii inarcarsi e un minuto dopo un getto di sborra calda mi riempì la bocca; era un fiume di ottima sborra.
Volle poi che mi rigirassi per riprendere possesso del mio culetto e inculandomi a dovere senza riguardo alla delicatezza. La penetrazione non mi dolette e fui felice di essere riempita una seconda volta di sborra anche lì.
Estratto il cazzo ancora gocciolante le dissi “Chi la dura la vince!” girandomi e baciandola sul cazzo.
Rimanemmo lì sul letto a guardarci ed a parlare scambiandoci pareri sul piacere avuto e su altre cose da femmine.
Dando uno sguardo all’orologio mi accorsi che era tardi e ‘indomani mi aspettava una giornata di lavoro intensa. Mi rivestii senza neanche lavarmi perché volevo tenermi il suo profumo sulla pelle, indossai le mutandine, il reggiseno la gonna, il maglione e scappai via di corsa era quasi notte fonda dandoci un ultimo bacio.
Passò qualche giorno e sentivo sempre più crescere il desiderio di Janine, del suo enorme cazzo che mi aveva riempita dappertutto. La voglia arrivò al punto che una mattina, al lavoro, mi rifugiai in bagno e mi sgrillettai per la prima volta in ufficio.
La sera feci la stessa strada nella speranza di incontrare Janine dove ci eravamo incontrate la prima volta ma non fui fortunata. Cercai di ritrovare l’abitazione ma non ricordavo bene la strada e quindi non ci riuscii.
Provai a chiamarla al telefono ma era spento; pensai che fosse al lavoro da qualche ‘cliente’. Così nel ripercorrere un’ultima volta quella strada la vidi che scendeva da un’auto avviandosi a casa. La seguii, attesi che rientrasse, aspettai un paio di minuti e suonai il campanello.
Janine mi aprì la porta con un gran sorriso, si ricordava di me.
“Come stai ?” mi chiese con il suo inconfondibile accento “Vieni accomodati”.
Il nostro colloquio fu breve perché quella sera Janine aveva un impegno a casa di amiche trans tutte brasiliane come lei. Era una festa di compleanno mi baciò e andai tristemente via; avevo voglia di essere scopata. Infatti già immaginavo una serata come quella dei giorni addietro ed invece tristemente avvolta nel mio cappottino rosso mi incamminai verso la mia automobile.
Non avevo voglia di fare qualcosa con Fabiola e Corrado e, dopo aver conosciuto Janine e il suo ciondolino, non riuscivo ad avere voglia di altro.
La notte rivedevo la scena iniziale dell’incontro quando per la prima volta vidi di quel cazzo già grande ma ancora floscio nelle mani di Janine che prendeva corpo. Il solo ricordo mi faceva bagnare le mutandine senza nemmeno sfiorarmi.
Il ciclo mestruale venne a proposito a tranquillizzarmi e a sbollentare le mie voglie.
Mancavano pochi giorni alla festa di compleanno di Fabiola ed ancora non avevo preso accordi con Janine.
Sognavo già di essere aperta e godermi qual ‘ciondolino’ tutto speciale davanti ai miei due amici.
Dovevo ricambiare e non volevo fare brutta figura; infatti Fabiola lei per il mio compleanno mi aveva regalato un braccialino in oro bianco bellissimo e un bigliettino romanticissimo e volevo ricambiare in modo degno anche se le mie possibilità erano limitate rispetto alle sue.