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Si possono amare due uomini contemporaneamente?

Janet se lo chiede per l’ennesima volta mentre Jason si muove sopra di lei.

Per l’ennesima volta Janet smette di pensarci abbandonandosi alle sensazioni che le derivano dal grosso pene dell’uomo che si muove nella micina.
Jason la scopa lentamente aumentando progressivamente il ritmo, come sa che piace a lei, che adora questo crescendo di movimenti che si concluderà con lui che si muove frenetico e lei che si contorce impazzita dal piacere. Anche questa volta è così e i due amanti si abbandonano sul letto riprendendo fiato.

Janet è felice.

A 25 anni Janet si divide tra due uomini che sente di amare profondamente, riamata da entrambi.

Il primo è Jason, un avvocato trentacinquenne che ha conosciuto in un bar di Manhattan. Non le importa se è sposato, come ha scoperto quasi subito; non le importa se probabilmente non ha un futuro con lui. Le importa solo che si è sentita subito attratta da quell’uomo bello, alto e ben vestito, che lui si è sentito attratto a sua volta e che, insieme, fanno meravigliosamente l’amore.

Il secondo uomo è Joshua, agli antipodi rispetto a Jason. Lui è uno che si arrangia. Veterano dell’Iraq non riesce a trovare un lavoro stabile per mancanza di qualifiche. L’esercito era stata la sua scelta e lì gli hanno insegnato solo una cosa: uccidere. Ora, che scioccato dalle sue esperienze ha lasciato l’esercito, fatica a sbarcare il lunario pur pronto a accettare qualsiasi piccolo lavoretto che gli viene proposto.

Anche con lui Janet fa bene l’amore. Non è bello come Jason ma ha un che di tenebroso che l’affascina, non è benestante come Jason ma sa farla ridere vezzeggiandola e facendola sentire protetta. Lo ama per questo e immagina cosa sarebbe se le qualità dei suoi due uomini fossero riunite in uno solo. Non sa se considerarsi fortunata o meno e l’eterna domanda si rifà viva nella sua mente, abbandonandola subito quando Jason allunga la mano verso il suo seno.

E’ il secondo round, come ogni volta Jason ha ripreso le forze e la cerca ancora. Lei aspettava questo momento. Come in un copione non scritto ma che si ripete ogni volta, si tira su dal cuscino e si china verso di lui. Dolcemente picchietta con la lingua sul cazzo steso sul ventre di lui, lo bagna con la saliva, lo strofina con la mano e, finalmente, lo prende in bocca sentendolo tornare nuovamente teso contro il suo palato.
Lo succhia per pochi minuti.
Come sempre è’ lui a decidere quando ne ha abbastanza della sua bocca. La fa staccare e mettere in ginocchio, dietro di lei pennella il suo pene sulle labbra gonfie e bagnate prima di puntarlo all’entrata della micina e spingere piano ma deciso, penetrandola inesorabilmente.
Un gemito rauco risponde al suo gesto. Janet, in ginocchio, la testa posata sulle lenzuola, sente ogni centimetro di quell’uccello che entra fino a toccarle l’utero. Ama quel momento, quando si sente dilatata e riempita piano a piano. Tra breve i movimenti si faranno più rapidi, più profondi, ma intanto apprezza e si gode la delicatezza.
Lui l’afferra per le anche e si ritrae fin quasi ad uscire da lei. Di colpo affonda fino alla radice strappandole un urletto, ma subito è tornato indietro. Alterna colpi rapidi e profondi con altri lenti e leggeri e la fiammella del piacere in Janet si fa più alta fino a farle gridare che vuole di più, che lo vuole tutto, che vuole essere riempita, sfondata……. L’ultima richiesta si perde nell’urlo strozzato che annuncia il suo orgasmo, lei che si abbandona sulle lenzuola stringendole tra i pugni, la schiena che si agita scomposta prima di irrigidirsi e poi crollare.

E’ felice Janet e attende l’atto conclusivo, quello che sa sta per fare Jason. Perché Jason è più perverso di Joshua, ha voglie diverse, più intriganti, più possessive.

L’uomo dietro di lei attende che l’orgasmo si completi, che Janet giri la testa e lo guardi sorridendo, e quel sorriso è il via libera, il benestare, l’accondiscendenza a che lui esca dalla micina, si impugni l’uccello e lo alzi di pochi centimetri fino al buchino palpitante.

Lubrificato dai succhi di lei non la prepara affatto, semplicemente spinge e affonda come ha fatto prima nella vagina, dilatando il muscolo che non oppone resistenza e si allarga ad accoglierlo consentendogli di entrare fino in fondo, fino a quando l’inguine batte contro le morbide natiche di lei.

Janet geme forte, ogni volta è così.

La presenza è solo inizialmente fastidiosa, man mano che procede la penetrazione si sente riempire in modo uguale eppure diverso. Ha imparato ad apprezzare quest’atto che la fa sentire più sua, più porca, più preda, in completa balia dell’uomo.
Jason si ferma un attimo, le permette di abituarsi all’uccello profondamente impiantato nel culetto accogliente, poi ripete i movimenti di prima sentendo di potersi muovere più liberamente, di poter scivolare con facilità. E’ quasi al limite perché ama sodomizzare le donne. L’atto gli dà l’impressione di dominare, di poter fare ciò che vuole, di essere padrone e signore della donna che, sotto di lui, ora digrigna i denti, morde le lenzuola, si agita scomposta portando la mano alla micina a stimolarsi sapientemente il clitoride.
Colpisce con forza Jason, senza paura che lei si sottragga, penetrandola fino in fondo e riuscendo quasi completamente, facendo attenzione solo a non uscire da quel caldo e invitante buchino ora completamente dilatato.
Quando gode riempiendole l’intestino con il suo seme le si butta addosso schiacciandola sul letto, sentendola fremere e agitarsi contro il suo corpo, urlare il proprio piacere invitandolo a non smettere, a continuare, a romperla tutta.

Quando Jason esce dall’albergo in cui ha incontrato Janet è contento. La vita gli sorride. Lui, figlio abbandonato cresciuto in una famiglia affidataria ha avuto la forza di sollevarsi. Ha faticato molto studiando e laureandosi in tempi brevi, entrando in uno studio legale come praticante e, vincendo la forte concorrenza, salendo velocemente le tappe della carriera fino al punto che, lo sa, stanno per proporgli di diventare socio dello studio. Dipende tutto dal caso su cui sta lavorando che sta per concludere con risultati che stupiranno l’opinione pubblica, e i soci dello studio, svelando dei retroscena incredibili che faranno assolvere il suo cliente.

A questo si aggiunge, dal lato della vita privata, una moglie che forse sa di essere tradita ma che pare infischiarsene rimanendo la ragazza dolce e docile che ha sposato. Poi c’è Janet, che ha conosciuto solo due mesi prima e che già ha un posto preminente nella sua vita.
E’ stato subito attratto da quella ragazza nel bar, non perché fosse la più carina ma per un qualcosa, un’alchimia misteriosa, che lo ha spinto a parlarle. Hanno fatto sesso la sera stessa e da allora si incontrano periodicamente in quell’albergo. Lei non gli chiede nulla, lasciandolo libero da preoccupazioni se non quella di organizzare la sua agenda per vederla.
Sì, la vita gli sorride, e fischietta allegramente snobbando i taxi per concedersi una piacevole passeggiata nell’atmosfera primaverile e frizzante della Mela.

Jason invece è preoccupato per l’ultimo lavoro che gli è stato proposto. Non è una cosa che vorrebbe fare ma l’offerta è allettante, risolverebbe i suoi problemi economici e gli permetterebbe finalmente di portare Janet ai Caraibi come le ha promesso.
Janet: solo il pensarla lo rende felice. La ha conosciuta in un bar sei mesi prima e l’ha subito agganciata scegliendola tra tutte le amiche che erano con lei. Le è piaciuta al primo sguardo. Ha dovuto faticare un po’ per conquistarla ma ora sa che lei lo ama e lui ama lei.

Attende con ansia che lei lo raggiunga: si sono sentiti al telefono e lei ha accettato di cenare con lui. Si sbriga a controllare i particolari del tavolo che ha preparato riempiendolo di fiori per lei; fa particolare attenzione al cibo, è bravo a cucinare ma basterebbe una disattenzione per rovinare la serata. Squilla il campanello, lei è lì. Si abbracciano sorridenti, si baciano e lui, esagerando le mosse da perfetto cavaliere, la fa accomodare al tavolo e ridere di gusto.

Mangiano spiluccando il cibo, nessuno dei due ha veramente fame, pensano piuttosto a quel che verrà dopo.

Janet, guardando Jason negli occhi, si pone ancora la domanda: si possono amare due uomini contemporaneamente? Giunge alla risposta: sì, si può: lei ama sia Joshua che Jason; ognuno dei due la attrae in maniera diversa ma ugualmente intensa. Fantastica su come sarebbe averli entrambi davanti a lei e ridacchia tra sé e sé pensandoci. Si scuote dalle sue fantasticherie quando Joshua si alza e la raggiunge. La prende per mano e la porta verso la camera da letto e lì ripetono lo stesso rituale di sempre: lei si spoglia da un lato del letto, lui dall’altro, guardandosi fissi negli occhi. Così lui ha modo di ammirare il corpo di lei mentre come una rosa, un petalo alla volta, perde gli abiti restando orgogliosamente nuda.
Lei invece ha modo di ammirare il fisico robusto di lui, le spalle larghe, i muscoli possenti, soprattutto il suo pene che esce dai boxer, come sempre, già perfettamente pronto. E’ un antipasto estetico che si regalano e che cessa quando entrambi salgono in ginocchio sul letto, si avvicinano, si stringono, si baciano e cominciano a carezzarsi.
Lei sente il turgore di lui premerle sul ventre, le sue mani sul culetto che stringono bramose, il suo petto possente che le schiaccia i seni ed i capezzoli sensibili.

Già geme solo per questo Janet, e lo fa ancora di più quando lui si stacca e scende con il viso verso il suo monte di venere, allungando la lingua per toccarle dolcemente le labbra intime, scoprire il clitoride e picchiettarlo facendola fremere.
Janet si lascia stendere sul letto aprendo le cosce per permettere a Joshua di leccarla meglio, più comodamente. Si gode quella carezza che le piace tanto e mugola sommessa quando lui le sfiora il clitoride con il naso affondando labbra e lingua in lei. E’ già umida, e quei tocchi la fanno bagnare di più. Si fa forza per risollevarsi e costringere lui a stendersi per poi mettersi sopra di lui capovolta e ricambiare le carezze.
Il pene eretto le sbatte sulle guance, pare quasi voler sfuggire a quelle labbra che lo inseguono e afferrano, aiutate da una mano, e lo stringono appena sotto la punta, succhiando prima piano e poi più forte, facendo inarcare lui che di nuovo ha affondato il volto tra le cosce di lei.

E’ un sessantanove lento e lungo, si assaporano l’un l’altra cercando i punti più sensibili del partner, quelli che fanno gemere, quelli che fanno tendere il corpo come un arco.
Il primo a arrendersi è lui: stretto tra quelle labbra tenere si lascia andare in numerosi fiotti che la bocca avida accoglie e ingoia man mano che la riempiono. Non lo lascia Janet, non vuol perdere nemmeno una goccia di quella bevanda per lei squisita. Deglutisce a fatica ma resiste e quando lui afferra il clitoride tra le labbra viene di colpo, singhiozzando, costretta a lasciar libero il pene di lui per poter gridare che gode, che viene, che il piacere che sta provando è immenso, che lo ama, che lo vuole dentro. Parole sconnesse che scemano mentre lei si lascia andare sopra di lui, il pene sapientemente ripulito che le si impiglia nei capelli, grata per quel momento di felicità pura.

Si sciolgono con calma e si distendono rilassati, si tengono per mano e si sorridono aspettando che il periodo refrattario passi, ma già la voglia è tornata per entrambi, già le mani scendono carezzevoli sui corpi. Come ogni volta Janet si china sul suo ventre, lo prende ancora tra le labbra per donargli nuovo vigore. Mentre succhia pensa che anche con Jason è così: ogni mossa che fa con Joshua pare appartenere a un rituale, ad un copione sempre uguale. Copioni diversi, uomini diversi: stesso piacere.

Sì, Janet si dice che si possono amare due uomini contemporaneamente, e prosegue il rito salendo sopra Joshua, aprendo le gambe per penetrarsi da sola, scendendo lentamente, assaporando centimetro dopo centimetro fino in fondo, fino a averlo tutto dentro di sé prima di muoversi, di agitare le anche, di chinarsi per baciarlo e scambiare saliva in un duello di lingue intrecciate.
Per un istante pensa di proporgli qualcosa di diverso, di farsi prendere dietro come è stato nel pomeriggio con Jason, ma sa che Joshua non ama particolarmente quell’atto, che è sempre lei a doverlo chiedere e che lui lo fa più per accontentarla che per piacere. E’ strano Joshua o è perverso Jason?

Non riesce a rispondersi Janet, perché Joshua prende a muoversi sotto di lei, cavallino cavalcato che sgroppa come per disarcionarla. Lei si afferra alle spalle di lui, stringe le gambe, si muove più forte più velocemente, e in breve, insieme raggiungono un nuovo orgasmo che li lascia esausti ed appagati.

E’ un altro giorno, Jason è nella camera d’albergo dove attende Janet pregustando i momenti di intimità. E’ euforico: la sua carriera sta per decollare: a breve ci sarà l’udienza dove potrà dimostrare tutta la propria bravura e stupire il mondo. Inoltre nella valigetta ha una cosa speciale. In una busta chiusa c’è il rapporto di un investigatore privato che ha incaricato, tempo addietro, di svolgere un’indagine per lui. Non che ci tenga particolarmente, però vuole sapere chi sono i suoi genitori biologici. Mentre attende si siede in poltrona, apre la busta e inizia a leggere. In breve conosce i nomi dei suoi genitori. Nulla di particolare, povera gente che non potendo mantenere un figlio l’ha lasciato a un istituto. Poi si sono trasferiti in Nebraska e lì hanno messo su un’attività. Hanno avuto altri due figli: un maschio di nome Jethro ed una femmina di nome…………

Janet lo trova così, accasciato sulla poltrona, pallido e sudato. Gli si accosta temendo un malore, gli si inginocchia di fianco, gli tocca la guancia cadaverica. Istintivamente cerca di baciarlo per consolarlo. Il gesto brusco con cui lui la scansa la sorprende e umilia.

- Janet, tu sei del Nebraska vero? –

- Sì, ma…….. –

- Come si chiamano i tuoi genitori? –

Lei glielo dice senza capire. Lui allora le tende i fogli e lei legge. Capisce subito di cosa si tratta, lui le aveva confidato di questa ricerca; quando arriva al punto saliente impallidisce e cade seduta sul letto.

- Vuol dire che tu…… io…….. noi………-

- Sì Janet, siamo fratello e sorella. –

E’ il mondo che crolla loro addosso. Jason ha avuto più tempo di lei per metabolizzare la notizia e riesce a mantenersi lucido. Lei no, lei vede innanzi a sé le scene di loro due a letto, delle cose che hanno fatto, del loro amore carnale che ha trasceso quello familiare. Come è potuto accadere? Cerca di dirsi che non sapeva nulla, che sono innocenti, che è una terribile beffa del destino.
Si accorge di urlare quando lui le tappa la bocca stringendola forte.
Nulla di passionale, Jason cerca solo di evitare che accorra tutto l’albergo trovandola così sconvolta ed urlante.

Piano piano Janet si calma, piange, e quando le lacrime sono finite guarda sconsolata l’uomo che ama sapendo che il suo amore dovrà cambiare.

E’ una ragazza positiva Janet, presto recupera il sangue freddo e quando i due si abbracciano non vi è passione, solo affetto.

- Dovremo parlare Janet, parlare molto, come non abbiamo mai fatto in questi mesi, ricostruire le nostre vite, reinventarci………. –

Lei annuisce e già pensa al futuro, al fatto che non avrà più il senso di colpa per amare due uomini, che Joshua è ora l’unico che può amare in un certo modo. In fondo è una soluzione. Finisce di asciugarsi le lacrime e ancora abbraccia Jason, questa volta è un vero abbraccio tra fratello e sorella che si ritrovano, la luce nei loro occhi è diversa.

Jason va via, ha un appuntamento con il procuratore distrettuale, già la sua mente logica ha accantonato, rimandando a ore successive, l’elaborazione di quanto è accaduto. Sa che gli piacerà avere Janet come sorella, che il loro segreto resterà soltanto loro. Esce dall’albergo sorridendo e alzando una mano per chiamare un taxi.

Joshua è su un tetto spazzato dal vento. Alla fine ha deciso di accettare quel lavoro. La ricompensa è troppo grande per rinunciarci. In fondo deve solo fare quel che sa fare meglio: uccidere. Gli scrupoli cedono il passo ai dollari.

Non sa chi è il bersaglio, lo conosce solo per fotografia, non sa perché deve morire, a lui interessa solo che a breve porterà Janet ai Caraibi, che i suoi problemi economici saranno risolti, che potrà finalmente darle il meglio.

Con cura apre la valigetta e monta il fucile di precisione che gli hanno fatto trovare in un luogo convenuto. Misura il vento, mette il colpo in canna, aggiusta il mirino e si rilassa. L’esercito gli ha insegnato che un cecchino deve innanzitutto essere calmo, che il suo respiro deve essere controllato e leggero, che la concentrazione deve essere massima. Inquadra la strada e attende. Dieci minuti, mezz’ora; non ha un orario preciso, sa solo che il suo bersaglio uscirà da quel portone.

Eccolo, lo vede bene, ha il tempo per controllare che nulla intralci il tiro, lo inquadra nel mirino telescopico, preme il grilletto……. Vede l’uomo cadere a terra. Un tiro perfetto, dritto al cuore. Con calma smonta il fucile, lo ripone nella valigetta, si gira per accertarsi di non lasciare tracce e non si accorge di due poliziotti che sono arrivati sul tetto.

Qualcuno da un grattacielo l’ha notato, l’ha segnalato. I poliziotti sono arrivati tardi per impedirgli l’omicidio ma in tempo per arrestarlo. Lo chiamano, gli intimano di alzare le mani, Lui, sorpreso, si gira di scatto ed è la sua fine. I poliziotti pensano ad una reazione ed aprono il fuoco. Tre, quattro proiettili lo colpiscono al torace, lo sbalzano indietro, cade, è già morto prima di toccare terra.

Il destino è pietoso, gli risparmia la visione di Janet che esce di corsa dallo stesso portone che inquadrava e crolla piangendo sopra il cadavere dell’uomo che lui ha ucciso, il suo amante perduto, il suo fratello ritrovato.