i racconti di Milu
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[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
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Avvenne un giorno d’estate, un mese prima circa che compissi i miei primi diciott’anni.
Avvenne che quell’uomo, allora non sapevo come si chiamasse, in piscina, nello spogliatoio mi rivolgesse la parola. Lo capii dopo, ma quello fu il momento che cambiò la mia vita.
Quel giorno mi chiese solo in prestito un gettone per la doccia, ma il cosiddetto ghiaccio fu rotto.
Andavamo alla stessa piscina, negli stessi orari, ed io avevo già notato quell’uomo. Impossibile non notarlo in realtà. Sui 40 anni, rasato, abbronzato, corporatura piuttosto robusta e peloso, molto peloso. Aveva peli sulle braccia, sul petto, sulle spalle, sulle cosce. Un’intera foresta bruna. E naturalmente lì, intorno al sesso. Notai il suo sesso un giorno che facemmo la doccia nello stesso istante. Era difficile non notarlo. Una piccola proboscite penzolava dalla foresta bruna. Pensai che quell’uomo, a riposo, aveva il pene grosso come il mio quando ero eccitato.
Per quanto riguarda il sesso, e anche tutto il resto, a quell’epoca vivevo come in un limbo. In una specie di attesa, o stasi. Niente pareva interessarmi particolarmente, né le lezioni noiose a scuola, né lo sport, né le ragazze. In realtà avevo una fidanzata… era piuttosto carina… e avevo fatto sesso con lei. Ma ero rimasto deluso. Tante aspettative, ma poi non avevo provato il piacere che avevo immaginato.
Ma sto divagando. Quel giorno quell’uomo mi parlò, gli prestai il gettone della doccia. Disse che dimenticava sempre qualcosa. Sorrise. Aveva un sorriso franco e sicuro. Era cortese, sembrava simpatico. Ci salutammo.
Due giorni dopo incontrai quell’uomo di nuovo nello spogliatoio. Mi restituì il gettone, parlammo del nuoto…di quanto faccia sentire bene…di quanto aiuti a stare in forma. Ci ritrovammo fuori, mi offrì un caffè. Mi chiese degli studi, della scuola. Mi sentii a mio agio. E quell’uomo divenne Marco. Si offrì di darmi un passaggio a casa. Parlammo ancora in macchina e dicemmo che ci saremmo visti due giorni dopo. Così fu. Nuotammo, ognuno nella sua corsia. E poi ci vedemmo nello spogliatoio. Questa volta il gettone ce l’aveva. Ci spogliammo e andammo a fare la doccia. Mentre mi insaponavo, lui era di spalle e si lavava. La mia attenzione fu attirata dalle sue spalle larghe, la corporatura robusta, i fianchi un po’ larghi. I glutei anch’essi abbronzati, pensai che prendesse il sole nudo. Le gambe muscolose. E quanti peli.
Mi sorprese un poco il fatto che lo guardassi. Ma pensai che fosse una curiosità normale. E pensai a come eravamo diversi. La mia pelle era chiara e avevo pochissimi peli, appena un po’ sotto le ascelle e sul pube. Mi girai e mi misi sotto l’acqua. Non volevo che si accorgesse che lo guardavo. Anche quel giorno si offrì di darmi un passaggio. Perché no? Piuttosto che andarmi a rompere le scatole sull’autobus. Arrivati sotto casa mia mi chiese che programmi avessi per sabato sera. Mi sorprese. “Perché?” Gli chiesi? “Potremmo andare a bere qualcosa, oppure al cinema” Mi sentii confuso…e credo che arrossii.
Era gay? “No…non posso ho un impegno” “Se cambi idea telefonami” Mi allungò un biglietto da visita e mi sorrise. Sopra c’era il logo di un importante ditta della moda e sotto il suo nome, e il suo titolo, Direttore di Stabilimento e naturalmente il suo numero di telefono. Scesi dall’auto confuso.
Ci rivedemmo la settimana successiva, in piscina
"Cia Andrea. Non mi hai chiamato sabato. Che hai fatto di bello?"
Già..che avevo fatto?...Pizza e cinema con la fidanzata, e infine effusioni in macchina. "Il solito Marco...niente di che. Tu?"
"Speravo mi chiamassi in realtà..." un sorriso enigmatico "Alla fine me ne sono andato in barca. Ho fatto un breve giro, ho mangiato lì e dormito lì" "Solo?" Solo...in realtà col vento, col mare, buon cibo, buon vino e un buon libro". Nuotammo insieme quel giorno, nella stessa corsia. Ogni tanto, quando ci riposavamo tra una vasca e l’altra, scambiavamo alcune parole. “Che barca hai?” “Ho un due alberi” “Cavoli…sembra grande” “Per governarla bisogna essere almeno in 4…non esco spesso…se vuoi un giorno te la faccio vedere” Ricominciai a nuotare, pensando che forse sarebbe stato bello vedere quella barca…il sole, il mare…il vento. Poi ci fu lo spogliatoio, e la doccia. Mi sentii osservato, mi pareva mi guardasse. Mi voltai e mi sorrise. Mi parve di vedere il suo pene leggermente eccitato.
Di nuovo un caffè, di nuovo mi accompagno’ a casa. Aveva un modo di fare piacevole, ed era facile per me acconsentire alle sue offerte di compagnia.
“Che bella giornata oggi Andrea…perché non la passiamo insieme? Ti mostro la barca…” “Mi piacerebbe..ma dovrei studiare” Il primo impulso era stato dirgli di sì…poi mi chiesi con spavento se davvero fosse gay…perché si interessava a me? “Sembra che tu scappa Andrea…hai paura di me?” “Paura?...no…” “Dimmi la verità….” “No…forse sono un po’ confuso…mi confondi” Feci una pausa. “Sei gay?” Rise forte. “Gay?...Non mi piacciono le classificazioni. Sono una persona…ma mi piaci, mi piaci molto… mi piace stare con te e vorrei passarci più tempo…tu stai male con me?” “No…devo andare ora” Scesi dalla macchina, mi sentii avvampare. Passai il pomeriggio a casa, troppo nervoso per studiare. Le sue parole…”mi piaci molto” mi avevano fatto vergognare…ed anche eccitare. Ero gay? Niente classificazioni…sorrisi a me stesso. Pensai ancora a lui. Gli piacevo…voleva passare tempo con me…voleva fare sesso con me? Volevo fare sesso con lui? La mente senza controllo torno’ alla memoria del suo corpo peloso. Le sue spalle…e la proboscide che usciva dalla foresta bruna…sorrisi tra me, ma l’eccitazione cresceva. Mi toccai. Lo pensai con una donna, come in un film porno. Lei a quattro zampe, lui dietro. Il suo cazzo doveva essere molto grosso. La prendeva per i fianchi e la possedeva forte, me lo immaginavo, lei giù…lui con movimenti regolari e forti del bacino, tenendosi per i fianchi di lei…e poi me lo immaginai nel culo di lei, lo pensai così grosso nel culo della donna e questo mi fece eccitare e venire.
Note finali:
andre.vergnano@gmail.com