i racconti di Milu
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La rivalsa, o meglio se preferite la ritorsione o la vendetta che dir si voglia, è una di quelle pietanze che va adoperata e servita a distanza di tempo, possibilmente controllata, flemmatica, fredda e impersonale. E’ un luogo comune dirlo? Forse sì, sennonché non in questo caso, visto che non si tratta d’una punizione né d’una ripicca, piuttosto, di voler soltanto replicare e far capire che cosa si prova nell’essere stati legati e tenuti nella totale fiacchezza, nella piena inadeguatezza e nella completa impotenza. L’essere controllati, ispezionati e soggiogati per l’appunto, senza poter fare il pur minimo movimento, ma soltanto guardare cercando di decifrare e d’interpretare attraverso gli occhi imploranti, il prossimo movimento di chi ha scelto di spassarsela e di farti godere sfruttandoti in maniera bizzarra e stravagante. Restare fermo, sì, ecco, per forza, come potrei diversamente?

I legacci segnano i miei polsi, l’estasi è sublime, inenarrabile, sentirsi impotenti senza il diritto di replica, senza poter dare seguito alla scapestrata e sfrenata lussuria d’una donna desiderosa di mangiarti tutto è alquanto esagerato e paradossale, e in ugual modo enormemente bizzarro, ricercato e sconclusionato. Subire il tutto, sapere che potresti rimanere inerme e senza forze su quel letto legato ti manda rapidamente il cervello in fumo, intanto che i pensieri s’accavallano di continuo. Che cosa farà adesso? Quale sarà la prossima mossa? Come reagirò? E se lei non sarà soddisfatta, quale altra arma userà?

Io vi dico chiaramente e innegabilmente che non è per niente comodo né facile essere scopati così, perché alla fine nulla di quei mille interrogativi è rimasto dentro di me, perché su quel letto, alla fine sono rimaste solamente le tracce di quegli amplessi senza fine, quel miele di entrambi, bevuti, leccati e sparsi sui nostri corpi, oltre alla certezza d’aver sperimentato e trascorso una notte di sesso infinita. Mi vendicherò, la castigherò, la condannerò? No, non è una vendetta che cerco e neanche devo dimostrare che posso ripagarla sdebitandomi con la stessa moneta. Anna, malgrado ciò, ha fomentato e ha suscitato in me una situazione nuova, non dico sconosciuta totalmente, ma uno stato d’animo consapevole di gradimento, dato che sono sicuro di poterla portare anch’io lì dove lei mi ha gradualmente condotto.

Oggi è una notte d’un afoso giorno di luglio dal caldo insopportabile e opprimente, perciò come succede sovente il mio condizionatore attualmente fa i capricci. Io giro e mi rigiro nel letto, per il fatto che il caldo mi toglie il riposo e nello stesso momento il mio pensiero vola, dal momento che negli occhi si susseguono spezzoni di quelle situazioni trascorse e vissute quella notte, ricordo quel ghiaccio sui capezzoli, la lingua avida e le labbra che succhiano. Alla fine però il sonno finalmente mi conquista raggiungendomi, mentre nella mia mente continuano queste memorie che mi fanno vibrare, portandomi all’eccitazione e immancabilmente la mia mano è lì dove il sangue scorre nelle vene in maniera vertiginosa, facendolo inevitabilmente diventar duro.

Io t’ho sognato apertamente tutta la notte e la prima cosa che faccio è annotare tutto quello che i miei occhi hanno assistito e visto nel sonno. Tu hai le chiavi, eppure suoni il campanello in maniera nevrotica, poi ti ricordi che le hai nella borsa, allora le afferri nervosa, apri ed entri, cerchi d’accendere la luce però non c’è corrente. Tu conosci la mia casa molto bene, quindi ti muovi sicura al buio, cerchi l’accendino per fare luce, ma a un tratto una forza invisibile t’afferra. La mano è sulla bocca, poiché ne riconosci l’odore e la mordi mentre il suono della parola “stronzo” ti rimane bloccata in gola, in quell’attimo non riesci a liberarti mentre io ti lego al nostro letto talmente ben stretta, annodando sia i polsi sia le caviglie. Adesso come d’incanto ecco che appare la luce, le candele sono accese e profumano di sandalo, tu non puoi girarti, sei totalmente immobile, perché adesso comando io. Con le forbici taglio la maglietta e i pantaloncini e poi slaccio il reggiseno che adoro, ma purtroppo devo tagliare anche il tuo perizoma coordinato che mi manda in estasi. Quella che scorgo è una visione sublime, la voglia e il desiderio sono irrefrenabili, perché vorrei tutto e subito. Io devo però resistere, tu devi soffrire, in quanto dovrai implorarmi con i tuoi occhi capricciosi e libidinosi di scoparti.

A questo punto sarà però la mia lingua a scoparti, una, due, tre volte o fino a quando io non deciderò di penetrarti con il mio cazzo fino in fondo, con fermezza, con potenza e con prepotenza. In quel momento io vado in cucina e torno in camera con una bomboletta di panna montata, comincio a spruzzarla dal collo, poi disegno i contorni delle tette e dei capezzoli, compongo una linea verticale verso l’ombelico e poi sulla tua fica che è già pulsante e gonfia di voglia, poi proseguo all’interno della coscia e infine giù fino alla caviglia. In quell’istante ti sento fremere, tu cerchi d’immaginare, però non sai che cosa ti succederà veramente, giacché non sai da che parte comincerò. La lingua si posa sulla caviglia, io lecco dolcemente e la tua pelle cambia d’aspetto, tu hai dei fremiti, ti dimeni pensando dove questa lingua arriverà. Io sono dietro al ginocchio e risalgo lungo l’interno della coscia, visto che adoro la panna e che gradisco leccarti insieme a essa. Io chiudo gli occhi e mi sembra già che la panna sia il tuo liquido, dato che attualmente vedo comincia a fuoriuscire dalla tua fessura aperta e vogliosa, siccome sembra chiedermi e supplicarmi di scoparti.

Io mi fermo e ti lascio respirare, scendo giù dolcemente, davanti a me il tuo seno è ricoperto di panna. Succhio i capezzoli, li tiro dentro la mia bocca con le labbra e li mordicchio. I tuoi fremiti sono attimi di libidine purissima per il mio cazzo che durissimo vuole la sua parte, allora scendo ancora, è qui tu impazzirai. Io affondo tutta la lingua nella tua fica già gocciolante di miele: tutto questo è un miscuglio straordinario di sapori che di meglio la natura non poteva creare. Con la mia testa io sono sotto di te, t’afferro per le natiche e spingo sul mio viso. La mia lingua adesso ti sta scopando, le mie labbra a ventosa succhiano il tuo clitoride duro che il marmo a confronto sembra un biscotto friabile. Io vedo il tuo miele uscire abbondante e scivolare lungo le cosce, ma la mia lingua golosa e pronta lo raccoglie istantaneamente e senza indugio, perché io adoro questa fonte.

Il tuo corpo mi fa ammattire e delirare, in seguito io ti sfilo la benda dalla bocca, metto la panna sul mio cazzo e te l’avvicino alla bocca. Tu esagitata e smaniosa inizi a leccarlo tutto, lo ingoi fino in fondo, mentre il corpo si scuote e vibra in maniera meravigliosa, sublime, quasi inesprimibile.

Molto bene mia cara, ecco, adesso sì che ci siamo, perché in questo momento quei tre minuti sono interamente tutti tuoi.

{Idraulico anno 1999}