i racconti di Milu
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Mi chiamo Carla, ho ventuno anni e faccio la modella.

Non sono una Top ma partecipo a sfilate locali e pubblicità. Mi sto facendo un nome e vengo chiamata sempre più spesso. Per questo la mia agente mi ha consigliato di farmi fare un book fotografico da Yuri, un fotografo giovane ma che sta percorrendo a ritmo serrato le tappe verso il successo.

- Riesce a tirare fuori il meglio da ogni ragazza. Le sue foto sono tecnicamente perfette e, in più, riesce a cogliere l’aspetto sensuale di ognuna. Ogni sua foto è un inno alla vita, fa venir voglia di fare l’amore. Tra un paio di mesi andrà in America per cui è meglio che ti sbrighi a contattarlo. Ah, dimenticavo, è anche un bel ragazzo ma non farti illusioni, è gay –

Con queste parole mi ha dato il numero di telefono dello studio e preso un appuntamento per tre giorni dopo.

- Mi deve un favore, per questo non devi aspettare tanto. Tu affidati a lui e vedrai che risultato. –

Con questo consiglio mi reco da Yuri il giorno stabilito.

E’ veramente giovane, poco meno di me, e è anche belloccio, sul serio. Mi fa accomodare nel suo studio con modi affabili e mi chiede di scusarlo un momento, per concludere una telefonata, e intanto mi indica un paravento dove cambiarmi.
Torna e sistema le luci.

- Ho mandato via gli assistenti, in certi casi preferisco lavorare da solo. Saremo io, tu e la macchina fotografica. Sei pronta a lasciarti andare? –

Lo dice con un tono che è un invito e una promessa.

Mi fa sentire a mio agio mentre mi guida nelle varie pose scattando a ripetizione sullo sfondo del set a cui ogni tanto cambia colore con dei teli. Mi fa assumere posizioni strane: mi fa girare, chinare, ondeggiare, sedere su una sedia e alzarmi, stendermi e saltare. Io seguo alla lettera le sue istruzioni e la sua concentrazione mi rende tutto facile.

- Ora passiamo a qualcosa in costume da bagno. Per la tua pelle e i tuoi capelli ti consiglio quello rosso fuoco. –

È un consiglio che non oso rifiutare e indosso il costume molto sgambato che mi ha proposto. Le coppe coprono a malapena la mia terza misura, l’estremità del mio culetto è ben esposta. Ricominciamo con le foto e la sua voce ipnotica mi guida ancora:

- Così, sei bellissima. Girati…. Un po’ di più…… guarda fisso la macchina……. ora guarda a destra, come se scrutassi l’orizzonte……. Fa una faccia pensierosa…….. ora invitante. Pensa che stai parlando al tuo ragazzo, lo stai invitando a casa tua……. Brava…… Immagina di stare sola con lui e di fare quello che ti pare……. Perfetto…….. ora siedi per terra, le gambe reclinate, la mano sul mento……. –

Non so quanto tempo passa, sento solo la sua voce ipnotica che mi riempie di complimenti e il rumore della macchina fotografica. Mi fa sentire…….. bella. Mi sento come se dovessi essere giudicata tenendo molto al giudizio, e i suoi apprezzamenti mi rendono felice.

- Benissimo così, ora cambiati, metti il costume verde smeraldo. Scusa ma mi tolgo la maglietta, comincio a sentire caldo. –

Riesco dal paravento indossando un costume simile al primo, con qualche centimetro di pelle in più esposta, e resto senza fiato:
A torso nudo sta armeggiando con una macchina fotografica e vedo distintamente i suoi muscoli, le spalle forti, le braccia possenti, gli addominali scolpiti. E’ bellissimo, un bronzo di Riace vivente. Mi attrae, il feeling che si è creato tra noi mi fa sognare. Mentalmente mi do della stupida, la mia agente mi ha detto che è gay, eppure…….. non posso negare l’aura di mascolinità che emana, non posso negare che vorrei essere stretta da quelle braccia muscolose. Sento un inizio di umido tra le cosce, spero di non macchiare il costume.

Ripartiamo con altre foto, altre pose e mi sento una bambola tra le sue mani. Se mi dicesse di fare le capriole le farei volentieri.
A un certo punto si ferma, si avvicina al tavolo e cambia apparecchio.

- Ora passiamo ai mezzobusto e ai primissimi piani. Vieni, stenditi qui sul telo. –

Obbedisco e mi si avvicina, mi inquadra e scatta. Prima in piedi e poi in ginocchio vicino a me.

- Fai come se abbracciassi un amante immaginario. China la testa di lato, fai uscire la punta della lingua. Immagina che stai facendo l’amore col tuo ragazzo. Ecco, così…….. brava. Ora solo il tuo volto, le tue espressioni. Lasciati andare…….. immagina di star facendo sesso…….. –

Le sue istruzioni diventano via via più spinte ma io non mi sogno nemmeno di dire qualcosa.
Mi sento eccitata, spero veramente di non macchiare il costume. Lui parla e io eseguo e………. MA COS’E’? Il davanti dei suoi pantaloni mi pare gonfio. Ma non era gay? Guardo meglio e mi rimprovera.

- NO!....... Guarda di lato, socchiudi gli occhi…….. non deconcentrarti tesoro, ci siamo quasi.
Ecco…….. apri le labbra a O…. come se stessi per prenderlo in bocca…….. così, fai uscire la lingua……. Lecca l’aria come se leccassi il cazzo del tuo ragazzo …….. bravissima. Così…… -

Riesco comunque a guardarlo lì. E’ sicuramente in erezione. Possibile sia stata io? A un gay? Sento caldo, mi sto eccitando veramente ora, se non fosse per lui infilerei la mano nel costume. Ancora mi fa assumere delle espressioni, e ora è in ginocchio sopra di me, il mio corpo tra le sue gambe, è quasi seduto sul mio seno e mi inquadra solamente il volto.

- Simula un orgasmo, fai come se stessi per venire…. Ecco……… brava……. La testa all’indietro…….apri appena la bocca….. –

Simulare? Ancora un poco e non dovrò simulare nulla. E’ incredibile come riesca a eccitarmi solo con la voce, con la sua presenza fisica.
Lo guardo da sotto in su, il suo torace muscoloso, il suo ventre gonfio a pochi centimetri dal mio viso.
Basta accidenti, non me ne frega un cazzo, adesso gli slaccio i pantaloni e vedo cosa nascondono.

Lo faccio all’improvviso e lui esita un solo secondo, poi continua a scattare: io che febbrilmente gli slaccio la cintura, apro la zip, faccio scendere i pantaloni, gli slip e, finalmente, vedo il suo uccello.
E’ grosso, non molto lungo ma grosso, almeno come il mio polso. Lo afferro sentendone il calore e lui……. Lui continua a scattare, anche quando lo assaggio con la lingua, anche quando apro più che posso la bocca per accoglierlo.

Una parte di me mi dice che non è bene che girino certe foto, un’altra mi dice di fregarmene e pensare solo a quella carne che mi riempie la bocca. Vince il diavolo e mi dedico completamente, di gusto, con avidità, al suo uccello. Smette di scattare per gemere forte, la macchina fotografica gli trema nella mano. Si tira indietro e non riesco a trattenerlo, la mia bocca è orfana di lui. Si alza e finisce di spogliarsi, saltellando su un piede solo mentre si toglie i pantaloni. Io sono a terra davanti a lui, le gambe aperte, anche le braccia tese verso l’alto in un invito che spero accolga presto. Lo fa inginocchiandosi tra le mie cosce, posando la macchina di lato per puntellarsi con entrambe le braccia. Lo sento avvicinarsi, spostare il costume, premere, spingere sulla mia micina. Alla fine la dilata lentamente mentre mi penetra e basta solo quella sensazione per farmi quasi venire.

Si ferma un attimo guardandomi fisso, io ho gli occhi velati e lo incito, lo prego di scoparmi con forza, di farmi godere. Mi chiude la bocca con un bacio bagnato, poi scende verso i miei seni, mi succhia i capezzoli. Mi fa smaniare per un minuto muovendosi appena dentro di me, solo dopo mi afferra per le anche, mi solleva il bacino e mi tira a sé penetrandomi a fondo prima di cominciare a scoparmi con forza.
Non capisco più nulla, sto godendo a ripetizione. Nella nebbia del piacere vedo che ha ripreso la macchina fotografica e scatta ancora. Sono vicina, lo incito a fare più forte e lui lo fa mandandomi in paradiso.
Riemergo dal mio nirvana in tempo per sentirlo accelerare i suoi movimenti, mugolare forte una qualche bestemmia e uscire da me all’ultimo istante inondandomi il ventre con il suo seme.

Ansimante mi guarda dall’alto sorridendomi, lo ricambio contenta.
Esco dal bagno che mi ha indicato, e dove mi sono data una ripulita, ancora nuda. Lo raggiungo al tavolo e lui mi fa vedere degli scatti. E’ vero, appaio più bella di come solitamente mi sento. Scorre le foto arrivando a una dove ho la bocca piena di lui, gli occhi sbarrati che fissano l’obiettivo. Lo guardo con aria interrogativa e dubbiosa.

- Stai tranquilla, se vuoi le cancello ma se mi permetti di tenerle ti garantisco che nessuno le vedrà oltre me, sono per il mio archivio privato. –

Non dovrei ma mi fido. Mi rivesto salutandolo con un bacio innocente sulla guancia e vado via.

La settimana successiva torno a ritirare il book. E’ davvero un’artista, ha saputo cogliere e migliorare dei miei lati che nemmeno sapevo di avere. Soprattutto le ultime foto, quelle dove il mio volto pare spalmato sulla raggiera dei miei capelli, la testa di lato, gli occhi chiusi, la bocca semiaperta in un gemito. Pare la simulazione di un orgasmo ma io so che lì, in quella foto, non fingevo; mi ha colto mentre sbattevo la testa a destra e sinistra godendo.

A parte c’è un altro book, più piccolo. Lo apro e vedo che sono sempre le mie foto, ma solo quelle “intime”. Il mio seno, la mia micina aperta dal suo arnese, il suo cazzo nella mia bocca.

- Questo è per te, per ricordo –

Prendo i book e faccio per voltarmi, ma devo ancora fargli una domanda, l’ultima:

- Fai così con tutte? –

- Solo con le migliori………… spero di lavorare ancora con te –