i racconti di Milu
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Nello stesso pianerottolo dell’edificio dove abito c’è una famiglia con un figlio sui 25/26 anni. Li conosco appena e, fino a due mesi fa, non avevo mai avuto problemi con loro, li incontravo occasionalmente e si andava poco oltre il buongiorno per la solita maledetta fretta che ci pervade la vita.

All’improvviso mi accorsi che sempre più spesso incontravo il figlio sulle scale e che lui, senza dire una parola, mi guardava con occhi pieni di ammirazione e…. “voglia”.
Non faceva nulla, si fermava e mi faceva passare, sia salendo che scendendo, e sentivo su di me i suoi occhi fino alla porta di casa o al portone.
Inizialmente la cosa mi infastidì un poco, poi il mio ego fu solleticato dalla sua muta devozione.

Essendo insegnante, con la fine dell’anno scolastico ebbi molto più tempo libero e forse fu per questo che gli incontri si moltiplicarono (lui aveva perso il lavoro e, come seppi, era sempre a casa).
Lo sorpresi anche a guardarmi di nascosto sul mio terrazzo quando vi uscivo e, devo ammetterlo, fui anche io a “provocarlo” quando, accorgendomi di essere osservata mentre approfittavo del primo sole per una abbronzatura pre-vacanze, tiravo giù le spalline del costume o mi giravo sulla sdraio esponendo le mie doti callipigie.

Ho 42 anni e mi si può definire, con un termine che mi hanno rivolto e che ho dovuto cercare su internet per capirlo, una milf. In effetti, pur non essendo bella come una nota attrice italiana, le assomiglio abbastanza, se non altro per i capelli neri tenuti lunghi e sciolti e per le forme giunoniche Gli sguardi degli studenti che cercano di sbirciarmi sotto la gonna in classe, o le avances di colleghi e amici vari, confermavano che, come mi definì una volta il mio ex, sono una “bella manza”.
Insomma, il ragazzo mi spiava e io, in piccola parte, ne ero anche lusingata. Finché si limitava a quello poteva fare come voleva.

Purtroppo non si limitò solo a quello. Un pomeriggio, rientrando a casa, mentre aprivo la porta con la chiave, sentii il rumore della porta di fronte. Istintivamente mi girai e vidi lui che mi fissava. Nulla di strano per il primo secondo, poi mi accorsi che aveva i pantaloni slacciati e da essi sbucava il suo coso in evidente erezione.
Mi sbrigai a entrare in casa e chiudermi la porta alle spalle, il cuore a mille per la paura.
Recuperata la calma mi arrabbiai. Abitavo di fianco a un maniaco.

Andando avanti col tempo, mi capitò in altre occasioni, quasi quotidianamente, di trovarmelo davanti con l’uccello dritto e esposto. Come sempre si faceva da parte facendomi passare, solo che ora c’era quella cosa che spuntava dai suoi calzoni a fare la differenza. Nessuna parola, nessun gesto, solo la semplice esibizione di quell’affare che, non potei fare a meno di notare, era di proporzioni rispettabili.

Dopo aver riflettuto a lungo avevo deciso di non dire nulla, inutile sollevare uno scandalo.
L’unica preoccupazione era stata per mia figlia tredicenne che viveva con me. Se avesse osato fare a lei la stessa cosa gli avrei cavato gli occhi. Invece niente, nemmeno rispondeva al saluto educato di lei, era come se non esistesse. Era evidente che il suo esibizionismo era solo per me e, passata la paura delle prime volte, vedendo che si limitava a quello, non posso negare che sapere di suscitare tanta eccitazione in lui mi….piaceva. Facevo in modo di non farmi vedere ma, una volta passata davanti a lui come se nulla fosse, voltatagli le spalle, un sorrisino compiaciuto affiorava sulle mie labbra sentendo i suoi occhi puntati sul mio sedere.

La settimana scorsa la cosa ha avuto un’evoluzione.
Mia figlia era col padre e io ero incavolata nera perché il mio compagno, che già vedevo poco in quanto impegnato con i suoi figli, mi aveva detto che ci avrebbero accompagnati nella casa affittata in Sardegna per le vacanze. Sognavo un mesetto sola con lui, a girare e conoscere i posti dell’isola che, mi dicono, è stupenda. Io, lui, il sole, il mare e nient’altro. Invece avremmo avuto tra i piedi i suoi rampolli. Simpatici quanto vuoi ma……..
Rimuginando cose cattive, ero uscita per andare in cantina a prendere un qualcosa. Indossavo un vestitino a tunica tutto a fiori, uno di quelli semplici, morbidi, senza cintura, comodi e freschi da portare, facili da togliere.
Appena uscita dalla porta lui uscì dalla sua. Come sempre la faccia inespressiva. T-shirt e pantaloncini…… aperti, dalla patta usciva dritto come un fuso il suo uccello. Mi fermai un istante, abbassai gli occhi sul suo vigore e…….. un’idea balzana mi saltò alla mente.

Come solito passai davanti a lui senza più guardarlo, come fosse trasparente. Imboccai le scale e, al pianerottolo intermedio, mi girai di scatto sorridendogli. Ancora gli guardai il ventre e poi gli occhi in un muto invito. Poi ripresi a scendere. Dietro di me sentivo i suoi passi, mi stava seguendo.
Giunta nel seminterrato attesi che arrivasse prima di aprire la porta della mia cantina. Ancora lo invitai con lo sguardo e entrai. Mi fu subito dietro, abbracciandomi di scatto, le mani sui miei seni che avevo lasciati liberi. Sul mio sedere sentivo la sua erezione premere mentre si strofinava come un cane in calore. Lo lasciai fare per pochi secondi gustandomi la sensazione di quella carne dura contro di me, della sua foia impaziente, poi mi girai e lo scostai per chiudere la porta.

Senza dire una parola lo spinsi verso il fondo della cantina, a sbattere contro un tavolo. Mi inginocchiai davanti a lui e glielo presi in mano. Finalmente lo potevo vedere per bene confermando che era bello grosso e lungo, non uno dei più grossi o più lunghi che avessi conosciuti ma sicuramente “interessante”. Lo segai per un poco facendo scorrere la pelle a scoprire completamente il glande, poi lo accostai alle labbra saettando con la lingua sulla punta, a cercare e aprire il meato, a sentire il suo sapore leccandolo intorno al glande, lungo l’asta sempre più tesa. Lui non fiatava, mi guardava con occhi eccitati in attesa. Lentamente lo avviluppai con le labbra e scesi cercando di prenderne quanto più potevo. Arrivai a ¾ prima che un singulto mi bloccasse, costringendomi a retrocedere frettolosamente.
Leccai ancora la cappella umida e lo sentii sospirare, poi lo ingoiai ancora cominciando a pomparlo, la mano che scorreva sull’asta lasciata libera. Gemette e lo sentii tendersi. La mia micina intanto si era bagnata. Mi eccitava la situazione: avere quel cazzo giovane tra le labbra, sapere che chiunque poteva scendere in cantina e sentirci, soprattutto gli occhi febbricitanti di lui che mai avrebbe sperato una cosa del genere.
Lo volevo sentire dentro. La voglia mi salì improvvisa e inarrestabile.

- Hai un preservativo? –

Mi staccai per chiederglielo e lui, con fare impacciato, frugò nella tasca dei pantaloncini tirando fuori dal portafoglio una bustina argentea.
Estrassi il profilattico e lo applicai sulla punta facendo attenzione che aderisse bene, poi lo srotolai lungo l’asta con le dita a anello e, dietro di loro, le mie labbra che scendevano succhiando forte.
Parve impazzire ma anche io ero oramai un lago. In fretta mi rialzai, mi chinai sul tavolo alzandomi il vestitino sulla schiena. Furiosamente mi si fece appresso, mi scostò lo slip e mi cercò la micina spingendo forte.
Era così eccitato che non riusciva a centrare il bersaglio. Dovetti aiutarlo, per paura che sbagliasse buco o che me ne facesse uno nuovo. La mano dietro, lo presi e me lo puntai tra le labbra intime resistendo alle sue spinte furibonde. Lo feci entrare piano piano e:

- MMMMHHHHHHHH –

Non potei trattenermi dal gemere forte sentendomi violare. Finalmente la mia micina si allargava intorno a un cazzo duro, finalmente provavo ancora quella sensazione di forzatura, di riempimento che, mi resi conto, mi mancava da giorni. Non appena tolsi la mano lui mi prese per i fianchi e prese a scoparmi con colpi forti come se mi volesse sfondare, e io…… andai in paradiso.

Lo sentivo aderire perfettamente alle mie mucose, strofinarle dandomi brividi di piacere, i testicoli che sbattevano ritmicamente su di me con un rumore osceno. Scesi con la mano sul clitoride e cominciai a godere sul serio, incitandolo a scoparmi più forte, a darmelo tutto, fino in fondo. E lui lo fece, spingendo come un forsennato, rincorrendo il suo orgasmo e, per la prima volta, aprendo bocca:

- SSSSIIIIIIIII. LO SAPEVO CHE ERI UNA TROIA! PRENDILO, PRENDILO TUTTO…… TE LO SBATTO FINO IN FONDO……… TE LO FACCIO USCIRE DALLA BOCCA…….. TROIA…….TROIA……… TROIAAAAAAAAAHHHHHHHH!!!!!!! –

Mi godette dentro continuando a scoparmi con forza e ogni colpo aggiungeva un tassello al mio piacere crescente fino all’esplosione dei miei sensi che mi lasciò senza forze, appoggiata sul tavolo, incapace di muovermi se non per le mie dita che, lievi, ancora sfioravano il mio clitoride.
Si staccò da me e si tolse il preservativo avvolgendolo in un fazzoletto di carta e richiudendo la lampo. Attese che io mi ricomponessi e con un sorrisetto beffardo, di chi sa di aver vinto, mi fece strada verso l’uscita.
Risalimmo insieme fino al pianerottolo, aprii la mia porta con lui sempre a un mezzo metro di distanza. Mi girai con un sorriso invitante e mi avvicinai sporgendo la bocca verso di lui. Non appena chinò il capo per venirmi incontro……… alzai di scatto il ginocchio destro colpendolo con forza al bassoventre.

- Troia lo dici a tua sorella –

Scappai di corsa dentro casa e, chiusami la porta alle spalle lo lasciai rantolante per il dolore sul pianerottolo.
Appoggiata alla porta con la schiena mi chinai non riuscendo a trattenere una risata.

Era stata una bella scopata, ne avevo avuto bisogno, e chissà……. avrei potuto approfittare ancora di quel bell’uccello, ora che erano state ristabilite le giuste distanze.