i racconti di Milu
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1. Convinzioni personali



Ciao, mi chiamo Annalisa e faccio pompini.

Lo so che avete letto incipit più raffinati di questo, ma questo è l'incipit della mia storia e non ce ne potrebbe essere uno migliore. Se avrete per qualche minuto la pazienza di seguirmi capirete perché.

Prima di tutto devo confessare una cosa. Faccio pompini perché mi piace farli, non perché qualcuno mi obbliga. E nemmeno perché non fa fico tirarsi indietro. No, a me piace proprio sentire il cazzo che mi cresce in bocca, diventa sempre più caldo e duro, mi viene spinto dentro a forza o attende che sia io a farci scivolare sopra le labbra o la lingua. Mi piace farli in qualsiasi modo vi venga in mente.

Mi piace quando mi soffoca, mi piacciono le lacrime che escono dagli occhi. Mi piacciono i rumori che faccio, il suono slurposo dei succhi e dei risucchi oppure il gorgoglio continuo e osceno che esce da me come se stessi facendo dei gargarismi. Mi piace tossire e avere i conati di vomito. Mi piace persino quando mi schiaffeggiano con il loro coso duro, lo so che lo fanno perché l’hanno visto fare alle mignotte su internet, ma chissenefrega. Vi sembra strano? Non avete ancora visto niente.

Mi piace il sapore e l'odore del pisello, così uguale e così diverso ogni volta. Mi piace fissare quel cespuglietto di peli pubici che si avvicina e si allontana, oppure guardare verso l’alto la faccia di lui che si deforma dal piacere. Mi piace vedere nello specchio, quando c’è uno specchio, il batacchio che entra e esce dalla mia bocca, dalle mie guance incavate. Il sesso maschile mi affascina, il suo pensiero mi rapisce. Direi esteticamente, prima ancora che sessualmente. C’entra forse il fatto che io non ce l’abbia? Boh!

Seconda cosa: mi piace anche la sborra. Non sono come le mie amiche che succhiano, ingoiano e magari ostentano la lingua patinata di bianco ai propri ragazzi per farli contenti ma al tempo stesso devono combattere la riluttanza per quel saporaccio salato, acido e dolciastro al tempo stesso. No, a me piace il succo di cazzo, mi piace il sapore, il colore, il viscido filamentoso che ti rimane tra i denti e il palato o che dondola tra le mie labbra e la punta della sua cappella. Forse per l’alito non è un granché, ma è anche per questo che ho sempre delle mentine in borsa.

Mi piace quando mi dicono di bere oppure quando li porto al limite e mi stacco attendendo che si seghino tre o quattro volte prima di esplodermi in faccia e lavarmi. Mi piace guardare ansimante e sorridente quel taglietto sopra la cappella gonfia mentre si spalanca e mi erutta addosso tutta quella roba. Mi piace sbocchinare mentre mi sento rivolgere apprezzamenti o insulti vari, o anche definizioni che non saprei come classificare: se dopo avergli drenato i coglioni fino all’ultima goccia guardi in alto sorridente vedendo quel paletto ancora duro e la faccia di lui stravolta, e senti la sua voce affannata che ti dice “sei un’idrovora!” il dubbio se sia un insulto o un complimento, ammetterete anche voi, ti viene.

Mi piace anche percepire la strafottenza di quelli che ti vengono in bocca senza dirti nulla o la timidezza di quelli che ti avvertono prima. Non c’è problema, tesoruccio.

Terzo. Non pensate che io faccia questo perché sono un cesso che deve elemosinare un po’ di sesso in giro, che nessuno vuole scopare e allora tanto vale dedicarsi ai pompini così almeno qualche cazzo lo rimedio. Ma proprio per niente. Sono davvero una bella fica, se vi piace il tipo alicetta, abbastanza alta, con due meline piccole ma perfette per il mio corpo e un culetto alto e ben disegnato. Ho anche una bella faccia pulita e un po’ da impunita, con una montagna di riccioli biondo castani che mi scendono sulle spalle, e due labbra lievemente carnose, soprattutto quella inferiore: “Una boccuccia da pompinara”, tanto per citare un ragazzo di mia conoscenza non molto romantico ma con un certo spirito d’osservazione. E ho anche un bel paio di occhi azzurri, magari non ve ne frega una mazza ma è per darvi un’informazione in più.

Quarta cosa che dovete sapere, perché la considero essenziale ai fini del racconto, è che arrivata alla soglia dei vent’anni io sono ancora vergine. Sì, avete letto bene. La mia fica non l’ho data ancora a nessuno, è come la mia mamma me l’ha fatta. Dire il perché è un po’ complicato ma non posso certo nascondermi dietro il classico “non sono affari vostri”, visto che ho deciso io di farvi conoscere la mia storia. Diciamo che mi sono sempre detta che vorrei che il ragazzo che mi deflorerà fosse quello “giusto”. No, non è che parlo di matrimonio o del Grande Amore. E nemmeno di questioni legate alla religione, anche se talvolta ho il sospetto che un substrato della mia formazione cattolica c’entri qualche cosa (fino alle medie sono stata a scuola dalle suore). Non so spiegare bene che tipo debba essere quello “giusto”, probabilmente quando lo incontrerò lo capirò. Posso solo dire che non intendo la cosa come un “dono” nei confronti di questo ipotetico Lui. E’ più una cosa che faccio per me.

Una delle conseguenze di tali mie convinzioni è che mi masturbo assai di frequente. La sera, nel mio letto, magari pensando al cazzo che ho preso in bocca quel giorno stesso, in genere diverso da quello che ho preso qualche giorno addietro, se non il giorno prima, se non lo stesso giorno. E’ successo. Come avrete capito, i maschietti mi piacciono, qualcuno direbbe sin troppo. Una volta dicevo che mi piaceva fidanzarmi con loro, ho smesso quando ho capito che non ci si poteva fidanzare con due ragazzi nello stesso giorno.

Ultima premessa da fare, è che a me piace la parola “cazzo”. Non quando la uso come un’imprecazione o un’interiezione (tipo: ma stai attenta, cazzo; oppure: che cazzo dici), ma quando la uso nel suo significato proprio. Mi eccita pronunciarla. Me ne accorsi la prima volta che un ragazzo mi disse “vuoi toccare il mio cazzo?”. Praticamente me lo mise in mano lui e io chiesi “il tuo cazzo?”. Sentii una vibrazione dentro di me e ripetei: “il tuo cazzo”. Risentii quella vibrazione e la sento tutte le volte. E’ piacevole!

Il primo pompino che feci in realtà non fu altro che un upgrade del sesso con il mio fidanzato di allora. In genere ci baciavamo, pomiciavamo, lui mi toccava e io mi strusciavo ma, soprattutto, finivo quasi sempre per segarlo. Un giorno, quasi ridendo, mi chiese se mi andasse di scendere un po' più in basso con la testa. Sinceramente non aveva un buon odore, ma lo feci e mi piacque immediatamente.

Iniziai con dei bacetti sulla punta poi mi feci man mano meno timida, cercando di emulare quello che avevo visto su internet. La scena doveva essere almeno all’inizio un po’ ridicola, visto che lui era in piedi davanti a una siepe e io ero piegata a novanta sul suo uccello. Dopo un po’ mi inginocchiai trovando la posizione che mi è ancora oggi più congeniale. “Ti piace?”, gli chiesi alzando gli occhi verso di lui. Non ci fu nemmeno bisogno della risposta, mi bastò guardare la sua faccia.

Per la verità ci misi così tanta foga che avvenne ciò che nessuno dei due si aspettava, ossia che lui mi sborrasse in bocca dopo pochissimo tempo, senza preavviso. Cioè magari i segnali c’erano (per esempio il coso che gli diventava più grosso e pulsante mentre lui iniziava a spingermelo dentro in modo forsennato), ma io non li conoscevo! Lo sapevo che succhiando un cazzo era il minimo che potesse accadere, e tuttavia non me l’aspettavo proprio e quasi mi strozzai, tossendo e espellendo gran parte del suo liquido seminale.

Ciononostante, era stato tutto molto ma molto wow, anzi uaaaaaoooo. L’idea di avere fatto il mio primo pompino che per di più si era concluso sia pure del tutto inavvertitamente in bocca, cosa che per il circolo al completo delle mie amiche rappresentava una schifezza assoluta, mi inorgogliva. Quando annunciai loro che non solo avevo fatto un pompino con l’ingoio ma che addirittura la sborra mi era piaciuta mi guardarono come una matta.

Quell'episodio in un certo senso segnò, se mi consentite un po' di autoironia, l'inizio di una carriera che prese le mosse all’ultimo anno di liceo. Dapprima accondiscendevo alle richieste dei ragazzi con cui uscivo il pomeriggio – più di rado la sera - e con i quali spesso finivo a pomiciare da qualche parte. Poi, acquistando man mano sicurezza, decisi che non ci sarebbe stato nulla di male se ad avanzare la richiesta fossi stata anche io. Non è una cosa che faccio spessissimo, ma anche questa è successa.

Un giorno, ad esempio, entrai nell'aula magna della scuola dove di lì a un paio d'ore si sarebbe tenuto un concerto di un gruppo di nostri compagni. Trovai dietro il sipario chiuso un ragazzo che stava sistemando i cavi della sua strumentazione. A dire il vero "trovai" non è la parola giusta perché sapevo esattamente che era lì, lo avevo seguito. Lo avevo seguito perché mi piaceva e perché avevo deciso che sarebbe stato la mia cavia.

Ero emozionata, il cuore mi batteva. Ma non troppo. Stavo per fare una cosa che non avevo mai fatto e che qualcuno avrebbe giudicato, tanto per usare un eufemismo, sconveniente. Ma ero determinata a provare.

Insomma, presi coraggio e seguendo il rumore prodotto dallo svolgimento dei cavi raggiunsi il mio obiettivo dietro lo spesso tendone amaranto che nascondeva il palco dell'aula magna. Era proprio carino, non c'è che dire. Un tipo riservato, forse timido. Non dava molta confidenza alle ragazze. Eppure ce ne erano tante che si struggevano per lui, a quanto sapevo. E io tra queste. Per cui la domanda più frequente sul suo conto era se fosse frocio o se avesse una ragazza nascosta da qualche parte. Le indagini condotte tra i suoi amici non avevano portato a nulla.

- Ciao! - disse lui vedendomi. 

- Ciao Matti!

- Che ci fai da queste parti?

- Ecco... io... dovrei chiederti una cosa – dissi appoggiandomi a un amplificatore e rendendomi conto che se volevo ottenere quello cui miravo dovevo buttarmi. Adesso o mai più, avete presente? 

- Dimmi tutto! - rispose lui con una serenità che contrastava completamente con la mia agitazione.

- Ecco... io... non ti mettere a ridere, eh? Ma tu... insomma... posso farti un pompino? Cioè... ora? Hai tempo?

Non so bene perché gli chiesi se avesse tempo, era una domanda abbastanza buffa da fare. Il tempo poteva essere un fattore importante, è vero, ma non direi che fosse proprio quello il punto.

Comunque sia, dopo avergli detto quanto avevo da dirgli mi sentii improvvisamente più leggera. Chiusi gli occhi per un momento, era fatta, era stata anche meno difficile del previsto e non ero nemmeno arrossita!

Di lui invece non si può dire altrettanto: sembrava un cartone animato per quanto era diventato rosso, gli mancavano solo gli sbuffi di fumo dalle orecchie. Iniziò a farfugliare qualcosa tra cui un "ma perché?" che se ci pensate bene era ridicolo almeno quanto il mio "hai tempo?". 

- Dai, ti prego - gli sussurrai avvicinandomi.

Gli buttai le braccia al collo e avvicinai il viso al suo a labbra socchiuse. Mi dimostrò che sapeva come si fa roteare la lingua in bocca a una ragazza. Limonammo per un po' in quel modo dopodiché, quasi a ricordargli lo scopo della mia presenza lì, abbassai la mano accarezzando il suo pacco che nel frattempo si era fatto abbastanza voluminoso.

- Dai, ne ho voglia - insistetti.

Qualche secondo dopo eravamo dietro una colonna. Lui in piedi e appoggiato ad essa con i calzoni calati, io in ginocchio a succhiargli l'uccello con le mutandine bagnate e tutta la colonna sonora del caso. Non so dire se fu merito mio ma ben presto il suo respiro prese a farsi più corto e sentii la sua mano posarsi sui miei capelli. Ansimò un paio di volte "sei bravissima, sei bravissima" e si lasciò andare. Sentii la classica vibrazione del cazzo e immediatamente dopo una scarica di sborra invadermi la bocca a fiotti consistenti. Ingoiai, risucchiai, pulii con dedizione feroce, scatenandogli una serie di brividi e di gemiti incontrollati che ebbero termine con il suo commento: "E’ stato fantastico... la mia ragazza non è così".

Per quanto trovassi abbastanza indelicato tirare in ballo la sua ragazza in quel momento così intimo dovetti riconoscere di avere ottenuto le risposte che buona parte dell'universo femminile della mia scuola cercava: non era frocio e, purtroppo, aveva pure una ragazza da qualche parte.

Naturalmente non è che questo mio comportamento, diciamo così, disinvolto non mi abbia mai creato dei problemi. Nonostante il mio aspetto da adolescente sono una che sa tenere a bada i ragazzi, ma qualche tentativo di ricatto l’ho dovuto subire pure io. Non tanti, per fortuna, diciamo due. Con uno di loro ho dovuto persino ricorrere alla minaccia dei carabinieri e della polizia postale. Non so bene cosa gli avrei raccontato, ai carabinieri e alla polizia postale, ma funzionò.

Un’altra complicazione, meno ripugnante ma altrettanto fastidiosa, era ed è tutt’ora rappresentata da quelli che si aspettano che la cosa non si esaurisca con un pompino. Non posso dare loro completamente torto, tuttavia certe insistenze le trovo fastidiose.

Più in generale le reazioni dei ragazzi erano classificabili più o meno secondo queste tipologie (magari dimentico qualcosa).

a) quelli che ti chiedono quando ci rivediamo (ossia quando me ne fai un altro);

b) quelli che dopo essersi rimessi il cazzo dentro i pantaloni ti dicono “sei una puttana”;

c) quelli che ti dicono “mettiamoci insieme”;

d) quelli che ti dicono “se non ci mettiamo insieme sei una puttana”;

e) quelli che ti dicono “fermati, non voglio venire così, ti voglio scopare”;

f) quelli che ti dicono “bellissimo, la prossima volta ti scopo”.

Il tipo a) è sempre stato il mio preferito, anche perché – a meno che non sia stato proprio un disastro – repetita iuvant. Il tipo b) dipende dal tono con cui mi dicono che sono una puttana.

Con gli altri ho avuto, diciamo così, il mio da fare. Il tipo c) si accontenta il più delle volte di un “no, dai, restiamo amici”, “non ho voglia di avere un rapporto serio alla mia età” e cose così. Risposte che spostano qualche volta un po’ di gente verso il tipo d). E in questo caso il “ma vattene affanculo” è d’obbligo.

Con gli ultimi due tipi molto spesso un semplice “no, dai”, o un più esplicito “no, dai, sono vergine” è stato ed è sufficiente. Ma non sempre. Ci sono quelli che sghignazzano quando mi sentono dire che non ho mai scopato, quelli che insistono e che ti costringono quasi a scappare, ci sono quelli che non dico che si innamorano ma che vorrebbero una storia. Anche se la maggior parte di questi ultimi, quando gli dici che di fica non se ne parla, alza i tacchi. Qualcuno invece insiste dicendo che a lui va bene comunque. Magari in cuor suo pensa che prima o poi mi farà cambiare idea, magari prova davvero qualcosa che è molto vicino all’amore. E’ in questi casi che è più difficile rifiutare, lo ammetto. Senza contare poi, e questo vale un po’ in generale, che io non sono di legno e che il calore alla fica in quei momenti ce l’ho anche io come tutte. Ogni tanto pure io penso che questa mia idea di tenermi stretta la mia purezza sia una cazzata.

Per farmi capire meglio vi racconterò un episodio abbastanza significativo. Ma prima devo fare una digressione e parlarvi di mia sorella. Mi chiederete che c’entra. C’entra.


CONTINUA

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