i racconti di Milu
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Giorno 1


Ero dentro quella stanza buia da un bel po’ di tempo quando lui entrò.
La luce che filtrò dalla porta illuminò per un secondo la stanza prima che si richiudesse. Riuscii a vedere il pavimento di parquet scuro e il colore del tessuto della poltrona su cui ero seduta.
Poi di nuovo buio.
Lo sentii muoversi.
Percepii la sua presenza di fronte a me prima ancora che si mettesse ad armeggiare con le corde che mi tenevano le braccia e le gambe immobili.
Mi liberò, ma decisi di rimanere comunque ferma.
Passarono molti minuti e, nel buio più totale, sentivo solo il suo respiro leggero.
Improvvisamente una luce si accese; sbattendo gli occhi cercai di abituarmi e capii che veniva da una abat-jour posta su un mobiletto di fronte a me. Di lato una poltrona che constatai essere identica alla mia.
Sulla poltrona c’era seduto lui.
Mi fissò negli occhi per alcuni secondi. Non abbassai lo sguardo.
Lentamente mosse una mano frugandosi nella tasca. Ne tirò fuori un pacchetto di sigarette sgualcito, ne prese una e se la mise tra le labbra.
La accese sempre senza smettere di guardarmi.
Dopo un paio di tiri si schiarì la voce
“Bene. Il momento di iniziare è giunto”
La sua faccia non trasmetteva la minima emozione.
Io mi sforzai di fare altrettanto nonostante fossi completamente nuda di fronte ad uno sconosciuto.
“Signorina sa benissimo quali sono le regole e sa che non può rifiutarsi di fare qualunque cosa le chieda, perciò non indugi e non mi faccia perdere tempo”. Spense la sigaretta in un posacenere che non avevo notato sul mobiletto.
Continuai a guardarlo senza muovermi.
Prese il mio silenzio come un assenso e continuò.
“Bene. Quello che le chiedo è semplice: mi racconti la prima volta che ha visto un uomo nudo” fece una pausa ad effetto “e mi raccomando sia ricca di dettagli”
Estrasse un’altra sigaretta mentre mi sforzavo di non battere le palpebre.
“Posso capire che abbia bisogno di qualche momento per fare mente locale, perciò le darò tempo di pensare. Quando avrò finito questa sigaretta dovrà iniziare a raccontare. Mi raccomando sia brava: non si interrompa, deve essere un racconto lineare e veritiero. se mi accorgo che mi sta raccontando una balla o se non mi piace il suo modo di raccontare, la nostra ora finirà qua e lei sa bene quali sono le conseguenze” Sorrise e trovai quella smorfia più rassicurante che minacciosa “In conclusione: sia una brava cantastorie” terminò e si accese la sigaretta.
Non aspettai che spegnesse la sigaretta e solo dopo pochi secondi cominciai a parlare per la prima volta da alcuni giorni.
Avevo sedici anni e per la prima volta i miei genitori mi lasciarono andare in vacanza da sola. Con alcuni compagni di scuola avevamo deciso di andare a festeggiare capodanno nello chalet di montagna di uno di loro. Ci avrebbero accompagnato alcuni genitori che ci sarebbero tornati a prendere dopo qualche giorno.
Eravamo tutti molto euforici per quella vacanza: cinque giorni lontano dal controllo delle nostre famiglie ci facevano sentire molto adulti.
Eravamo quattro ragazze e tre ragazzi, tutti della stessa età. Arrivammo in casa di prima mattina e passammo le ore successive a sistemarci nelle varie stanze e a disfare i bagagli.
Dopo pranzo ci rendemmo conto di essere in mezzo alla montagna: nessun centro commerciale, nessuna discoteca, nessun centro città in cui fare un giro. Cominciammo ad annoiarci.
Fu la padrona di casa ad avere un’idea.
L’unica cosa che c’era in quel paese era un centro wellness ed era facilmente raggiungibile a piedi.
Ci disse che era enorme con molte piscine di acqua calda, idromassaggi, saune e bagni turchi. E l’entrata costava molto poco.
Fortunatamente, frugando negli armadi, trovò abbastanza costumi per tutti e così decidemmo di passare il pomeriggio alla spa.
La prima cosa che notammo appena entrati nella hall fu l’estremo silenzio. Subito dopo cominciammo ad avere tutti caldissimo.
Fuori c’erano almeno 5 gradi sotto zero, mentre dentro sembrava di essere in piena estate.
Stavamo per dirigerci verso la reception smaniosi di gustarci il calore quando un mio amico ci chiamò sottovoce.
Ci fece leggere il regolamento appeso ad una parete, specialmente il punto 5 che recitava: ‘l’accesso a tutta l’area wellness è consentito solamente ai maggiori di 18 anni’.
Decidemmo di mentire sulla nostra età sperando che non ci venissero chiesti i documenti.
Ancor peggiore fu il punto 7: ‘In tutta l’area non è consentito l’uso di costumi acrilici’. Ci chiedemmo che volesse dire acrilici e soprattutto se i nostri lo fossero.
Una ragazza disse che era impossibile distinguere i costumi acrilici da quelli non acrilici e che quindi non avrebbe notato la differenza nessuno.
Sicuri di noi andammo verso la reception, pagammo e noleggiammo ciabatte ed accappatoi.
Mi ricordo che quando la ragazza al bancone ci indicò l’entrata disse precisamente “Lo spogliatoio è da quella parte” e mi chiesi perchè avesse usato il singolare. Ma non ci diedi troppa importanza fino a quando non fummo davanti alla porta.
Fui la prima a notare che l’unica targhetta presente indicava sia femmine che maschi. Lo dissi agli altri e tutti si fermarono.
Quando un uomo uscì dallo spogliatoio seguito da una donna, capimmo che era in comune per entrambi i generi.
Ci prendemmo un po’ in giro accusandoci l’un l’altro di vergognarci per diverse ragioni: noi femmine sfottemmo i maschietti di imbarazzarsi per le ridotte dimensioni dei loro attributi, loro d’altro canto ci accusarono di vergognarci per la nostra scarsa forma fisica.
Tra una presa in giro e l’altra alla fine decidemmo di cambiarci a turni, prima noi ragazze e poi i ragazzi.
Dentro lo spogliatoio notammo soltanto altre tre borse e capimmo che avremmo avuto la spa tutta per noi quel pomeriggio.
Appena ci fummo tutti cambiati ci precipitammo, entusiasti, verso la zona piscine.
Il calore dell’acqua sciolse il freddo patito durante tutto il giorno e ci fece rilassare parecchio.
Passammo quasi mezzora tra le piscine calde e l’idromassaggio li a fianco senza incontrare anima viva.
Poi io decisi che avevo voglia di provare la sauna. Solo due amici mi seguirono: Claudia, la mia vicina di banco, e Fabio che conoscevo da quando eravamo alle medie.
La zona saune era dalla parte opposta alle piscine e ci incamminammo chiacchierando. Passammo di fronte ad un bancone dove un ragazzo che sembrava poco più grande di noi con indosso la divisa del centro stava parlando al telefono.
Notai che quando ci vide sgranò gli occhi e mi sembrò tentato di dirci qualcosa, ma decise di tornare alla sua telefonata.
Raggiunta la sauna decidemmo di iniziare con quella dalla temperatura più bassa.
Quando entrai fui quasi soffocata dal calore, ma mi bastarono pochi secondi per abituarmi.
Non facemmo in tempo neanche a stendere i nostri asciugamani che il ragazzo al telefono che avevamo incrociato prima entrò trafelato come se avesse appena corso:
“Signori per favore potreste uscire un attimo?”
Ci guardammo chiedendoci cosa avessimo fatto e lo raggiungemmo all’esterno della sauna.
“Signori, mi dispiace disturbarvi, ma il regolamento vieta di indossare il costume all’interno della struttura”
Fu Claudia a rispondere “Ma i nostri costumi non sono acrilici”
“Mi spiace signora, ma tutti i costumi sono acrilici. Per costumi non acrilici si intende il costume di carta che diamo a coloro che prenotano un massaggio, ma anche quelli non sono certo indicati per entrare in piscina o nelle zone ad alta umidità visto che essendo di carta si sfalderebbero”
Lo guardammo stupiti e imbarazzati. Fabio chiese “E quindi cosa dobbiamo fare?”
“Ora o vi togliete i costumi o sarò costretto a farvi uscire dalla struttura. Sono desolato, ma questo è il regolamento” Sembrava davvero costernato mentre ci parlava.
Imbarazzati non riuscimmo neanche a guardarci. Fu Claudia a prendere la decisione per tutti, levando il reggiseno. Fabio spalancò gli occhi e distolse lo sguardo diventando rosso come un peperone.
La mia amica, togliendosi anche il pezzo di sotto, disse “Su dai dobbiamo solo spogliarci, mica fare chissà cosa”
Mi sentii molto imbarazzata, ma la nudità di Claudia mi fece coraggio e anche io mi levai il costume.
Fabio continuava a titubare, ma quando il ragazzo del centro lo fissò, con un movimento deciso si abbassò il costume.
Per la prima volta nella mia vita vidi un pene e decisi immediatamente che non mi piaceva.
Quell’affare che pendeva mollemente in mezzo alle gambe del mio amico non era certo esteticamente bello.
Il ragazzo ci ringrazio scusandosi ancora e così rientrammo nella sauna. Ci sedemmo abbastanza distanti tra di noi, ma continuavamo a lanciarci occhiatine.
Nessuno ruppe il silenzio imbarazzato e piano piano il calore ci fece rilassare.
Claudia decise di sdraiarsi. Così facendo mise in bella mostra la sua vagina, fino a quel momento rimasta nascosta tra le sue gambe accavallate.
Notai Fabio strabuzzare gli occhi e non riuscire a distogliere lo sguardo dalla mia amica.
Vidi il suo pene gonfiarsi fino a quando lui non se lo coprì con le mani.
Corressi il mio giudizio precedente, decidendo che il pene, quando eretto, era molto attraente, anche se non riuscii a capire quale fosse il motivo per cui mi piaceva.
Uno sconosciuto senso di esibizionismo prese possesso di me e scavallai le gambe allargandole anche un poco. Distesi le braccia, fino a quel momento rimaste incrociate sul petto per coprirmi i seni.
Fabio colse i movimenti e girò la testa verso di me.
Fui elettrizzata da quello sguardo che mi squadrava. Chiusi gli occhi, appoggiai la testa sul gradino dietro di me e allargai ancora un po’ di più le gambe, come per invitare il mio amico a guardarmi meglio.
Di sicuro la mia vagina senza peli era molto più bella da guardare di quella di Claudia, coperta da una leggera peluria scura.
Aprii gli occhi e guardai Fabio.
Il suo sguardo inebetito mi fece capire che anche per lui era la prima volta che vedeva qualcuno dell’altro sesso nudo.
Gli sorrisi. Lui levò le mani da sopra il suo pisello e notai come si fosse ancora più gonfiato rispetto a prima.
Resistemmo ancora qualche minuto li dentro prima di sentirci soffocare dal caldo.
Decidemmo di uscire e una volta fuori l’imbarazzo per la nostra nudità era ormai scomparso.
Così come scomparsa era l’erezione di Fabio.
Seguendo la guida appesa al muro ci facemmo una doccia gelata e bevemmo una tisana in una sala con i divanetti e una musica orientale in sottofondo.
Rimanemmo li qualche minuto prima di dirigerci di nuovo verso le piscine per raggiungere i nostri amici.
Ci chiedemmo se il ragazzo fosse passato anche da loro e la risposta fu chiara quando vedemmo i nostri quattro amici in ammollo nell’idromassaggio e i loro costumi appoggiati su una sdraio.
Passammo le restanti quattro ore a goderci la permanenza nella spa, senza minimamente considerare la nudità altrui.
“Questa fu la prima volta che vidi un uomo nudo. E fu la prima volta anche che vidi un pene in erezione.” Feci una pausa ad effetto “Fu la prima non solo della mia vita, ma anche della vacanza. La seconda avvenne poche ore dopo”
“Basta così” Tuonò lui. Mentre raccontavo il suo viso era rimasto inespressivo. Aveva riempito il posacenere di mozziconi di sigaretta.
Si alzò e suonò un pulsante su un muro.
Un energumeno di almeno due metri entrò con una bottiglietta d’acqua.
Lui gli disse “Dalle da bere e poi legala di nuovo” poi si rivolse a me “Non male come inizio, ci rivedremo presto”
Poi uscì rapido ma con passo leggero.
Dopo pochi minuti fui di nuovo al buio.
Note finali:
Questo è il mio secondo racconto.
Invito tutti i lettori a darmi il vostro giudizio a nightwriter2016@gmail.com. Ogni commento sarà bene accetto.
Grazie per la lettura!